Sfrontata. Inamovibile. Accuse, gaffes e inchieste giudiziarie come le sue schianterebbero qualsiasi ministro. Non Daniela Santanché. Lei resiste al tempo e alle intemperie. Ama citare con orgoglio una frase che le ripeteva suo padre, il signor Ottavio Garnero da Cuneo, titolare di un’agenzia di spedizioni: «Era l’ottavo figlio di contadini e mi ha insegnato due cose: se non fai male non avere paura, se non rubi non devi nascondere». Non si nasconde affatto Daniela, anche nota come “Pitonessa” per una vecchia barzelletta osé del suo ex marito, neanche per idea. Da tre anni si parla a mesi alterni di dimissioni imminenti, passi indietro annunciati e sempre ritrattati dalla diretta interessata. Ancora ieri mattina ostentava fiducia con chi la cercava al cellulare. Io fuori? Non se ne parla. Raccontano fonti di FdI che in un momento di rabbia si sia sfogata minacciando di tirarsi dietro tutto il governo.
LE INCHIESTE
I pm la ritengono responsabile di una serie di irregolarità contabili perpetrate per anni dal 2014 su cui ha acceso un faro la Consob. L’accusa è aver truccato i bilanci per nascondere le perdite della società. Ma c’è un altro caso giudiziario politicamente più sensibile che ha segnato la parabola discendente del ministro di FdI. Ovvero la già citata inchiesta per la presunta truffa aggravata ai danni dell’Inps ai tempi del Coronavirus. Accuse pesanti. Santanché, è la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe chiesto e ottenuto la cassa integrazione nel 2020 e nel 2021 per i suoi dipendenti che nel frattempo continuavano a lavorare in smart-working. Ad oggi il procedimento giudiziario è fermo all’udienza preliminare. La prossima udienza è stata fissata dal Gup per il prossimo ottobre perché sul caso pende il conflitto di attribuzione con la procura di Milano sollevato dal Senato alla Corte Costituzionale: alccuni atti utilizzati nel procedimento, è la tesi per “scudare” la ministra, erano invece inutilizzabili.
Da quando ha messo piede al ministero del Turismo Santanchè non ha avuto (quasi) pace. Perfino la campagna “Open To Meraviglia” avviata nell’aprile del 2023 per promuovere il turismo italiano attraverso una improbabile riedizione “social” della Venere di Botticelli, è finita sotto i riflettori della Corte dei Conti che sul caso aprì un’indagine per possibile danno erariale (che non ha avuto alcun esito). Intoppi che non hanno scalfito la ministra con la “Birkin” addosso. Un anno fa, con uno showdown al Senato, la mozione di sfiducia delle opposizioni respinta dall’aula del Senato fra i sorrisi disinvolti della “Santa”. Ora a sfiduciarla è la sua premier.
























