L’incubo del colera c’è, inutile negarlo, visti i precedenti di Napoli, risalenti alla metà degli anni Settanta, ma al momento non si parla neanche di epidemia di Epatite A per qualche decina di ricoveri per intossicazioni da cozze. Secondo i rivenditori, “l’incubazione, come si sa, dura settimane ed è difficile stabilire in questo tempo cosa e dove abbia mangiato la persona che poi risulta colpita dal virus” è la voce collettiva, riportata da un portavoce.
“Si parla di epatite A e si fanno vedere le immagini di cozze. E’ chiaro che così nessuno le compra più. Se c’è un problema bisogna individuarlo ed affrontarlo. L’incubazione, come si sa, dura settimane ed è difficile stabilire in questo tempo cosa e dove abbia mangiato la persona che poi risulta colpita dal virus”, aggiunge un altro portavoce. “Ci aspettiamo che qualcuno ascolti le nostre istanze, altrimenti la prossima volta ritorneremo in piazza portandoci anche le famiglie”, conclude.
I pescivendoli che si occupano della vendita al dettaglio lamentano cali dell’80 per cento delle vendite, legate alla paura dell’Epatite A. Il tutto sotto le feste di Pasqua, quando la richiesta di questi prodotti si impenna anche perché sono alla base dei tipici piatti della cucina napoletana come la famosa zuppa di cozze del Giovedì Santo.
























