«Ogni anno ci ritroviamo lo stesso spettacolo: installazioni natalizie pacchiane, ingombranti e irrispettose della nostra città. Non si tratta di tradizione, ma di incuria travestita da festa». Così la Consigliera indipendente della Regione Campania Marì Muscarà interviene dopo l’esposto presentato dal consigliere Pino De Stasio alla Soprintendenza, alla Prefettura e al Comune di Napoli per chiedere verifiche sulle nuove installazioni natalizie collocate in aree vincolate di grande pregio storico e paesaggistico, come Piazza del Gesù, Largo Berlinguer e Via Posillipo.
«Ringrazio Pino De Stasio per la sua attenzione e per la costanza con cui difende la dignità dei nostri luoghi più rappresentativi – dichiara Muscarà –. È la stessa battaglia che combatto da anni. Già nel 2021, denunciai l’assurdità delle luminarie legate agli alberi del Vomero, tanto che dovettero intervenire i vigili del fuoco per smontarle. Denunciai anche quei pupazzi natalizi orribili, provenienti addirittura da un centro commerciale barese, che furono piazzati in piazze storiche come Piazza Dante o Piazza del Plebiscito, trasformando il cuore di Napoli in un luna park da periferia».
Secondo la consigliera, l’attuale installazione natalizia è solo l’ennesimo atto di una gestione culturale superficiale e offensiva: «Dietro queste operazioni, firmate ancora una volta “Fiola”, c’è l’idea che Napoli debba essere decorata come un centro commerciale. Ma Napoli non è un centro commerciale: è una capitale del Sud, una città d’arte, di storia e di identità con 3000 anni di storia. Ogni installazione in aree tutelate dovrebbe essere autorizzata, armonica, rispettosa del contesto urbano e del paesaggio. Invece, continuiamo a vedere babbi natale giganti, luci invasive e materiali di scarto che offendono il gusto e la nostra memoria collettiva».
Muscarà conclude con un appello: «Serve una riflessione seria sul modo in cui questa città rappresenta se stessa. Il decoro non è un dettaglio estetico, ma una forma di rispetto verso la nostra storia e i nostri cittadini. Se l’arte pubblica e le luminarie devono diventare strumenti di degrado visivo, allora è meglio non accenderle affatto».



























