Quando noi di TerranostraNews scrivevamo – nero su bianco – che le commissioni consiliari, in molti enti locali, erano diventate una mezza truffa legalizzata per far guadagnare gettoni a pioggia a consiglieri comunali, ci siamo presi solo insulti e accuse.
Politici locali indignati, amministratori piccati, qualche moralista d’accatto a difendere l’indifendibile. Oggi però, dopo l’ennesimo scandalo che travolge le Municipalità di Napoli, tutti a indignarsi, a correre a microfono per dire: “Serve trasparenza! Serve legalità! Serve controllo!”. Ben svegliati.
A Napoli, la Guardia di Finanza indaga su commissioni fittizie, incontri durati pochi minuti, convocazioni strategiche per accumulare permessi lavorativi e gettoni facili. Ma non è solo Napoli. Non fate finta di non sapere. Il sistema è diffuso, radicato, malato. E coinvolge decine di Comuni della provincia, quelli che noi – da anni – raccontiamo con nomi, cognomi, date e numeri.
Sì, perché il trucco è semplice: si convoca una commissione, magari alle 8:45 di mattina, la si chiude alle 9:00, giusto il tempo per fare atto di presenza, firmare, e incassare il gettone o giustificare il permesso dal lavoro. Nessun dibattito, nessuna decisione, nessuna utilità per i cittadini. Solo un teatrino per ingrassare i portafogli di chi la politica la vive come rendita, non come servizio.
Un meccanismo che pesa sui bilanci pubblici, che sottrae risorse ai servizi reali per i cittadini – asili, trasporti, manutenzioni – e che crea una casta locale silenziosa, mimetizzata, spesso peggio di quella nazionale.
Chiediamo ora che la Guardia di Finanza allarghi le maglie dell’indagine. Non si fermi a Napoli città, ma entri nei Comuni della provincia, dove da tempo si replicano questi modelli con la stessa sfacciataggine. Ce ne sono tanti, troppi, in cui le commissioni consiliari non servono a nulla, se non a giustificare l’erogazione di soldi pubblici.
Che si controllino le presenze, le verbalizzazioni, le registrazioni. Che si accertino le durate reali delle riunioni, i contenuti, le convocazioni seriali senza motivazione. Perché questa non è politica, è sciacallaggio istituzionale.
E no, non basta indignarsi adesso che l’inchiesta fa notizia. La domanda vera è: dove eravate prima? Quando lo dicevamo noi, ci prendevate per visionari. Ora il re è nudo, e non basta un comunicato stampa per rivestirlo.



























