Un giudice coraggioso, a Milano, ha dimostrato che la giustizia può ancora fare il suo dovere, anche controvento. Ha mandato agli arresti domiciliari alcuni degli artefici dei più gravi scempi edilizi recenti, protetti da leggine regionali che hanno svuotato di senso ogni pianificazione. Non si è fatto intimidire dalla cagnara mediatica né dai giochi di potere. Ma, come spesso accade in Italia, mentre la magistratura fa (raramente) il suo lavoro, la politica tace. E tace anche quando dovrebbe assumersi le proprie responsabilità: il sindaco coinvolto, definito da molti “il peggiore d’Italia”, resta incollato alla poltrona. Eppure chi frequenta le stanze dei Comuni sa che un sindaco non può non sapere, soprattutto quando si tratta di trasformazioni urbanistiche enormi, avallate da delibere, concessioni e silenzi strategici.
La scena che si è consumata a Milano è specchio fedele di ciò che accade, con gravità spesso maggiore, nel Sud e in particolare nella vasta e martoriata provincia di Napoli e nell’area casertana.
Da Giugliano a Quarto, da Mugnano a Marano, da Arzano a Melito, da Sant’Antimo fino a Teverola, Lusciano, Trentola Ducenta, l’intera zona aversana e il basso Casertano, lo scenario è sempre lo stesso: piccoli capannoni industriali dismessi che lasciano il posto a giganteschi palazzi, autorizzati in nome di una presunta “rigenerazione urbana” che rigenera solo i conti di imprenditori legati alla criminalità organizzata. Intere aree industriali si trasformano, da un giorno all’altro, in quartieri residenziali. Il tutto con licenze lampo, varianti ai piani regolatori, silenzi politici e complicità amministrative.
Si costruisce a raffica, senza un piano, senza servizi, senza visione. La camorra ha capito da tempo che il cemento è tornato ad essere redditizio, più della droga. E continua a investire, mascherandosi dietro imprese “pulite”, spesso con la compiacenza – attiva o passiva – della politica locale.
E mentre accade tutto questo, la magistratura spesso dorme, o arriva tardi. Non per mancanza di professionalità, ma per mancanza di organico, strumenti, priorità. Non si vedono blitz, non si leggono inchieste, non si avviano accertamenti. Si tace, si ignora, si lascia fare.
Intanto, interi territori vengono stravolti. Si cementifica ovunque, con ritmi da anni ’80, ma senza alcuna pianificazione. I cittadini si svegliano con cantieri sotto casa, le strade si intasano, le scuole scoppiano, i servizi non ci sono. Ma si costruisce. Sempre. E nessuno si ferma a chiedersi: chi c’è davvero dietro tutto questo?
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