D: Joe Vanni, o dovremmo chiamarti Gianni? Partiamo subito forte: nelle tue vene scorre un sound che unisce progressive, alternative e post-Britpop. E, come se non bastasse, canti in italiano, napoletano, inglese e persino in arabo tunisino! Ma quante anime hai dentro?
Joe Vanni: (Ride) Potete chiamarmi Joe, Gianni… l’importante è che sia musica! Diciamo che non mi piacciono i confini, né geografici né di genere. La lingua e lo stile, per me, sono come i colori per un pittore: se hai a disposizione una tavolozza con il napoletano, l’inglese e l’arabo, perché dovresti dipingere soltanto in bianco e nero? La mia musica è un viaggio e, durante un viaggio, si attraversano tante terre diverse.
D: Un viaggio che è iniziato molto presto. A soli 16 anni eri già il frontman di una band hard rock e ti avevano soprannominato «Little Ian» per la tua somiglianza vocale con Ian Gillan dei Deep Purple. Che effetto fa essere paragonati a un dio del rock a quell’età?
Joe Vanni: Un’adrenalina pazzesca! Eravamo dei ragazzini terribili: giravamo per la Campania, la Sicilia e il Lazio, suonavamo nei locali e nelle feste di piazza, senza però trascurare la scuola. Quando Il Mattino di Napoli ci dedicò un articolo e iniziarono ad arrivare i primi premi e riconoscimenti, capii che il palco sarebbe stato la mia casa per sempre. I Deep Purple mi hanno dato la spinta iniziale, ma poi ho voluto esplorare anche altri mondi.
D: E che mondi! Da Chopin ai Genesis, dai Rolling Stones ai Beatles, passando per il pianoforte classico studiato con il Maestro Luciano Luisi e il canto lirico con il soprano Rita Papa. Come si passa da «Little Ian» al registro di contraltista e tenore nella Polifonica Napoletana del Maestro Grima?
Joe Vanni: Sembra un cortocircuito, lo so! Ma la verità è che il rock e la musica classica hanno in comune la stessa intensità drammatica. Studiare la tecnica della respirazione e la logopedia mi ha dato le chiavi per utilizzare la voce come uno strumento a tutto tondo.
Cantare i classici ed esibirmi come tenore nella Polifonica mi ha insegnato la disciplina. Inoltre, per un periodo, mi sono dedicato anche ai canti popolari napoletani: avevo messo su una superband, eravamo in sette o otto, se non ricordo male.
Il rock, però, mi ha dato la libertà. Ero libero dalle convenzioni e dal rigore che ti impongono certe scuole, anche se il rigore, alla fine, viene sempre fuori: ormai mi ha formato.
D: La teatralità ti ha aperto anche le porte del cinema e della televisione. Sei stato protagonista di ben nove telefilm della serie «Paura», hai recitato in film cult come Café Express e La Pelle di Liliana Cavani e sei stato ospite fisso di Paolo Mosca su Canale 5. Hai inoltre recitato e ballato in diverse opere teatrali, tra cui «Casina sì, casina no, casinò», libero adattamento di Felice Alfarano tratto dalla commedia Casina di Tito Maccio Plauto. C’è un pizzico di nostalgia per quegli anni così intensi?
Joe Vanni: Più che nostalgia, direi un grandissimo orgoglio. Lavorare con registi come Leandro Zontini e Liliana Cavani, e dividere lo schermo con grandi nomi, è stata una scuola di vita incredibile.
La televisione e i tour regionali ti regalano il contatto diretto con la gente. Finire ogni settimana nell’«Angolo musicale» su Canale 5 era un appuntamento fisso e magico.
D: Se dovessi guardarti indietro oggi, qual è il filo conduttore che unisce il teatro di Plauto, la musica progressive e la canzone d’autore?
Joe Vanni: Il filo conduttore è la curiosità. Non mi sono mai adagiato su quello che sapevo già fare. Che si tratti di interpretare una commedia di Plauto a teatro, di scrivere un testo rock o di incidere un disco, l’importante è metterci l’anima e un pizzico di sana follia.
Essere definiti «artisti poliedrici» oggi è un complimento, ma per me è semplicemente l’unico modo possibile di vivere l’arte.
D: Oggi sei entrato in una nuova stagione della tua vita artistica, quella del «mutante». Cosa ci proponi? Ci fai ascoltare qualcosa del tuo percorso musicale?
Joe Vanni: Ecco alcuni brani che rappresentano il mio universo musicale:
- Nepal Is Not Far Away: https://youtu.be/9QXGpY1CEdQ?si=zQ2rT_2Wyp3PyPtb
- L’Alba Nascerà: https://youtu.be/ka1vsSIv3VE?si=MoeH0YqMFoWH_Plf
- Mario’s Memory: https://youtu.be/ShwB6ItZnWs?si=cMI5OhFEz6SPXTBc
- Inside Inspection: https://youtu.be/mbuhZvEQzLA?si=2Mv7BTEDwOr-2-9AZ
Joe Vanni, un artista dalle molte anime, capace di attraversare generi, lingue e forme espressive senza perdere la propria identità. Perché, in fondo, la musica non conosce confini e l’arte, quando è autentica, non smette mai di evolversi.

























