61 Visite
A cura dell’Avv. Lelio Mancino
Una visita cardiologica tra sei mesi, una risonanza magnetica dopo quasi un anno, un esame specialistico fissato quando il problema sanitario potrebbe essere ormai peggiorato. Le liste d’attesa rappresentano una delle principali difficoltà incontrate oggi dai cittadini nell’accesso al Servizio Sanitario Nazionale.
Quello che molti non sanno, però, è che la data proposta dal CUP non rappresenta necessariamente l’ultima parola. Quando i tempi indicati nella prescrizione non vengono rispettati, il cittadino può chiedere l’attivazione di uno specifico percorso di tutela.
Le lettere U, B, D e P hanno un significato preciso
Sulla prescrizione medica può essere indicata una classe di priorità. Non si tratta di una semplice indicazione amministrativa, ma di un elemento fondamentale per stabilire i tempi entro i quali la prestazione deve essere erogata.
Le principali classi sono:
U – Urgente: entro 72 ore;
B – Breve: entro 10 giorni;
D – Differibile: entro 30 giorni per le visite specialistiche e 60 giorni per gli accertamenti diagnostici;
P – Programmabile: normalmente entro 120 giorni per le prestazioni di primo accesso.
Il problema nasce quando, ad esempio, per una visita prescritta con priorità B il CUP propone un appuntamento dopo due o tre mesi oppure per una prestazione differibile viene indicata una data molto più lontana rispetto ai tempi previsti.
In questi casi il cittadino non deve necessariamente rassegnarsi ad aspettare né essere costretto a rivolgersi al privato pagando integralmente la prestazione.
Cosa prevede la legge
Il sistema delle liste d’attesa è stato ulteriormente rafforzato dal decreto-legge n. 73 del 2024, convertito nella legge n. 107 del 2024.
La normativa stabilisce un principio particolarmente importante: qualora i tempi previsti dalla classe di priorità non possano essere rispettati attraverso l’offerta ordinaria, l’Azienda sanitaria deve attivare gli strumenti necessari per garantire la prestazione.
Tra questi può rientrare anche il ricorso all’attività libero-professionale intramuraria o alle strutture private accreditate, secondo le modalità organizzative previste dal Servizio sanitario, facendo sì che il cittadino sostenga soltanto l’eventuale ticket dovuto e non l’intero costo della prestazione.
Anche il nuovo Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa 2026-2028 punta sul rafforzamento dei percorsi di tutela, sul monitoraggio delle agende e su una maggiore trasparenza delle disponibilità.
Cosa fare concretamente
Quando il CUP propone una data incompatibile con la classe di priorità, il primo consiglio è semplice: non limitarsi alla risposta verbale ricevuta allo sportello o al telefono.
Occorre conservare la prescrizione medica e acquisire, quando possibile, documentazione della prenotazione e della prima data proposta.
Successivamente è possibile presentare all’ASL competente una richiesta di attivazione del percorso di tutela per il rispetto dei tempi massimi di attesa.
Nell’istanza è opportuno indicare i dati del paziente, la prestazione richiesta, la classe di priorità, la data della prescrizione e quella proposta dal CUP, chiedendo espressamente all’Azienda sanitaria di individuare una struttura pubblica o accreditata in grado di garantire la prestazione nei termini oppure di attivare gli altri strumenti previsti dalla normativa.
La richiesta può essere presentata secondo le modalità indicate dalla propria Azienda sanitaria, preferibilmente utilizzando strumenti che consentano di conservarne prova e protocollo.
Attenzione: non basta andare dal privato
È necessario chiarire un equivoco molto diffuso.
Se il CUP non trova disponibilità, non significa che il cittadino possa automaticamente prenotare una visita privata, pagarla e successivamente pretendere il rimborso dall’ASL.
La strada corretta è chiedere prima l’attivazione del percorso di tutela e consentire all’Azienda sanitaria di individuare la soluzione prevista dal sistema.
Per questo la documentazione è fondamentale: prescrizione, classe di priorità, prenotazione CUP, data proposta ed eventuale richiesta presentata all’ASL devono essere conservate.
La salute non può dipendere dal portafoglio
Le liste d’attesa stanno creando una sanità a due velocità: chi dispone delle risorse economiche spesso rinuncia ad aspettare e paga una prestazione privata; chi non può permetterselo rischia invece di rinviare visite ed esami.
È proprio per evitare questa conseguenza che bisogna far conoscere maggiormente i percorsi di tutela.
Quando viene proposta una visita oltre i tempi previsti, quindi, la domanda da rivolgere al sistema sanitario dovrebbe essere molto semplice:
“Non potete garantire la prestazione entro la mia classe di priorità? Chiedo l’attivazione del percorso di tutela.”
L’articolo 32 della Costituzione tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.
Un diritto, però, è realmente tale soltanto quando il cittadino conosce anche gli strumenti per farlo rispettare.
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews





























