La vicenda dell’immobile che ospita l’ex Giudice di Pace di Marano torna al centro dell’attenzione. Una storia che affonda le proprie radici tra il 2007 e il 2009 e che, nel corso degli anni, si è trasformata in una delle questioni patrimoniali più complesse per il Comune.
L’immobile, nel tempo, è stato interessato da una serie di vicende particolarmente delicate: dal sequestro e dalla successiva chiusura per questioni legate ai requisiti di sicurezza, fino all’incendio appiccato all’interno della struttura, sul quale furono avviate indagini anche per verificare il possibile collegamento con il tentativo di sottrarre documentazione.
Ma non è soltanto la sicurezza dell’edificio a rappresentare un problema. Sulla vicenda dell’immobile e della sua gestione sono emersi negli anni anche accertamenti investigativi relativi a presunte condotte corruttive che avrebbero coinvolto, secondo le ipotesi investigative, ex dipendenti comunali e professionisti.
Il nodo della proprietà
La questione più singolare riguarda però la situazione patrimoniale dell’immobile.
Una parte consistente della proprietà, circa il 70 per cento, è infatti finita nella disponibilità di soggetti privati nell’ambito di una vicenda amministrativa iniziata tra il 2007 e il 2008, quando il Comune, secondo quanto ricostruito negli atti della vicenda, non avrebbe completato correttamente le procedure necessarie per l’acquisizione dei terreni.
In altre parole, un’area destinata a una funzione pubblica si sarebbe trovata, nel corso degli anni, a essere interessata da una situazione proprietaria non definitivamente regolarizzata.
Una vicenda che ha attraversato diverse amministrazioni e che oggi presenta il conto a un ente già alle prese con una situazione finanziaria particolarmente delicata.
Il Comune continua a pagare
Ed è qui che arriva il chiarimento della Commissione straordinaria.
Perché, nonostante la complessa situazione patrimoniale, il Comune continua a sostenere un esborso economico (canone mensile di circa 6mila euro) nei confronti dei privati proprietari nonostante l’avvenuto spostamento dei faldoni giudiziari, da Marano ad Aversa?
La spiegazione fornita dalla Commissione straordinaria è sostanzialmente tecnica: non risulterebbe un contratto di locazione in essere e la situazione è dunque riconducibile a un’occupazione illegittima dell’immobile.
Proprio per questo, secondo la Commissione, non sarebbe possibile semplicemente interrompere il pagamento senza prima definire correttamente la posizione giuridica dell’ente.
Le procedure devono essere portate a compimento e la situazione deve essere definita nel modo più corretto possibile, evitando di lasciare aperti ulteriori fronti di contenzioso.
Il rischio, evidenziato dalla gestione commissariale, è infatti quello di assumere decisioni che possano successivamente esporre il Comune a nuove e ulteriori richieste economiche, aggravando una situazione finanziaria già estremamente complessa.
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Una vicenda nata oltre quindici anni fa
Il dato politicamente più rilevante è che tutto nasce da una vicenda risalente a oltre quindici anni fa.
L’amministrazione comunale dell’epoca, di centrosinistra, secondo la ricostruzione degli atti, non avrebbe portato a compimento le procedure di esproprio o acquisizione dei terreni necessari alla definitiva sistemazione della proprietà.
Da allora il problema è rimasto aperto, attraversando diverse amministrazioni, fino ad arrivare alla gestione commissariale.
Una vicenda nella quale, nel corso degli anni, hanno assunto ruoli diversi amministratori, funzionari e tecnici e sulla quale sono intervenuti anche accertamenti giudiziari. Le ombre sono rimaste, soprattutto in relazione alle difese, a dir poco approssimative, del municipio maranese.
Tra i proprietari coinvolti nella vicenda vi è anche un soggetto che in passato ha ricoperto incarichi politici nell’ambito di una formazione della sinistra radicale.
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