Batterio mangiacarne, cos’è e cosa sappiamo del Vibrio vulnificus nello Stretto di Messina

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Una ricerca dell’Università di Messina ha confermato la presenza del cosiddetto “batterio mangiacarne”, il Vibrio vulnificus, nelle acque dello Stretto di Messina. Lo studio ha analizzato le acque tra Sicilia e Calabria e il plancton nella stessa zona, individuando tracce del microrganismo. Attenzione però: non si tratta di un batterio nuovo o sconosciuto e ne era stata riscontrata la presenza in uno studio, 20 anni fa. Inoltre, va tenuto presente che l’infezione può colpire perlopiù persone con altre patologie, soprattutto quelle del fegato.

Tuttavia, la sua presenza impone precauzioni che consentono di evitare facilmente i rischi.

La ricerca è stata pubblicata circa 20 giorni fa, ma diventa d’attualità nel momento in cui il dipartimento della salute della Louisiana ha diffuso un’allerta sulla presenza del batterio dopo la morte di cinque persone, su un totale di 9, per le quali era stata riscontrata l’infezione. Si tratta di un tasso di mortalità superiore alla media, pari a 1 persona su 5, secondo i CDC statunitensi.

Ma di cosa si tratta?

Batterio mangiacarne, dove si trova?
Il Vibrio vulnificus è un batterio che vive in natura, nelle acque costiere, ed è particolarmente diffuso nel tratto settentrionale del Mar Baltico, nel Mar Nero e in alcune parti del Mare del Nord. Può proliferare nelle acque salmastre e, quindi, nei paraggi degli estuari dei fiumi.

L’European Centre for Disease Prevention and Control ha sviluppato strumenti specifici per monitorare il rischio di infezioni da Vibrio in Europa e segnala un rischio maggiore durante i periodi di caldo e nelle acque costiere più calde. Il riscaldamento delle acque sta modificando la distribuzione geografica dei Vibrio. Uno studio del 2026 sulla genomica di V. vulnificus ha individuato una linea europea, storicamente associata al Mediterraneo, anche nelle acque costiere della Germania settentrionale, evidenziando una possibile espansione geografica.

Come si contrae l’infezione da Vibrio
Il batterio mangiacarne si può contrarre facendo il bagno con ferite aperte (inclusi i tatuaggi appena fatti) oppure consumando frutti di mare crudi – in particolare ostriche – o poco cotti. Ci sono condizioni ambientali che favoriscono la contaminazione, in particolare nei punti in cui acqua salata e salmastra si incrociano e in presenza di alte temperature.

Proprio i valori della temperatura fuori norma anche per la stagione estiva hanno costretto il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ad alzare la guardia sul batterio.

I sintomi e la terapia dell’infezione da “batterio mangiacarne”
Le infezioni da Vibrio vulnificus non sono frequenti, ma la mortalità è relativamente elevata. I sintomi sono: dolore localizzato, febbre, nausea, brividi e vomito. Non vanno sottovalutati il gonfiore e rossore intorno a una ferita, calore, alterazione del colore della pelle o secrezioni.

Il batterio può causare infezioni cutanee anche gravi, che si manifestano con vesciche e aree di pelle necrotizzata. Nei casi più gravi, se raggiunge il sangue, può provocare sepsi con esiti potenzialmente letali.

Le infezioni vengono curate con antibiotici, intervento chirurgico con la rimozione dei tessuti infetti e, nei casi più gravi, amputazioni, terapia intensiva e supporto nelle funzioni vitali.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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