IL CERCHIO MAGICO DI RANUCCI: DALLA BOCCIA ALLA DE CRESCENZO E FINO A LAVITOLA E DE GREGORIO

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Il cerchio magico di Ranucci: il sistema Report tra fedelissimi, influencer e veleni

C’era un tempo in cui Report era sinonimo di rigore, riservatezza e giornalismo d’inchiesta. Oggi, invece, il programma simbolo di Rai3 si ritrova al centro di un vortice in cui le inchieste sembrano lasciare spazio ai retroscena, agli audio privati, ai social e a un intreccio di rapporti personali che rischia di offuscare la credibilità costruita in decenni.

L’ultimo caso è quello dell’audio attribuito a Sigfrido Ranucci e inviato nel 2021 alla giornalista e influencer Valentina Pelliccia. Un messaggio vocale privato, finito oggi al centro del dibattito pubblico, nel quale il conduttore farebbe riferimento all’esistenza, anche all’interno della Rai, di “un po’ di mafia e un po’ di massoneria”. Parole esplosive che hanno aperto interrogativi ben più ampi del loro contenuto.

Pelliccia, per ora, sceglie il silenzio. “Il mio avvocato non vuole che rilasci interviste”, si limita a dire. Una linea prudente che contribuisce ad alimentare il mistero attorno a una vicenda destinata probabilmente a svilupparsi anche sul piano legale.

Ma il vero nodo non è soltanto l’audio. Attorno a Ranucci sembra essersi consolidato negli anni una sorta di “cerchio magico”, una rete di rapporti, frequentazioni e figure che orbitano intorno al conduttore e che oggi finiscono inevitabilmente sotto i riflettori.

Lo scrittore Fulvio Abbate, osservatore attento del mondo romano, ha definito la vicenda “il giallo dell’estate”, ricordando anche le comuni frequentazioni con il patron del Cefalù Bistrò, Valter Lavitola. Un dettaglio che, di per sé, non dimostra nulla, ma che racconta l’esistenza di relazioni consolidate tra personaggi appartenenti a mondi diversi: giornalismo, politica, spettacolo e comunicazione.

Nel frattempo, intorno alla vicenda si sono aggiunti protagonisti inattesi. Dal caso Maria Rosaria Boccia, già nota per la vicenda Sangiuliano, fino alla tiktoker Rita De Crescenzo, diventata celebre per il “caso Roccaraso”. Figure lontanissime dal giornalismo investigativo ma finite, direttamente o indirettamente, nel racconto mediatico di quello che appare sempre meno come un semplice caso professionale e sempre più come una saga di relazioni, indiscrezioni e polemiche.

È questo il punto più delicato. Report ha costruito la propria autorevolezza rivendicando indipendenza assoluta e distanza dai poteri. Proprio per questo, ogni opacità nei rapporti personali, ogni polemica interna, ogni fuga di notizie rischia di produrre un danno reputazionale enorme.

Il giornalismo investigativo vive di credibilità. Non basta essere indipendenti: bisogna anche apparirlo. Quando intorno a una trasmissione si forma un gruppo ristretto di fedelissimi, quando emergono audio privati, accuse reciproche e rapporti personali che diventano materia di cronaca, il rischio è quello di alimentare il sospetto che anche chi denuncia i sistemi di potere possa esserne, almeno in parte, condizionato.

Nessuno mette in discussione il valore delle inchieste che Report ha realizzato negli anni. Tuttavia, proprio la forza di quel patrimonio impone oggi un supplemento di trasparenza. Perché chi chiede conto agli altri deve essere disposto ad accettare lo stesso livello di scrutinio pubblico.

Il “caso Ranucci” non è soltanto un problema personale del conduttore. È un banco di prova per la credibilità di una delle trasmissioni più importanti del servizio pubblico. E il rischio è che il vero nemico di Report, questa volta, non sia un’inchiesta scomoda ma il suo stesso cerchio magico.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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