Pozzuoli-Quarto, omicidi di camorra del ’97: definitivo l’ergastolo per Nicola Palumbo, “faccia abbuffata”

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Diventa definitiva la condanna all’ergastolo per Nicola Palumbo, detto “faccia abbuffata”, ritenuto esponente del clan Longobardi-Beneduce operante tra Pozzuoli e l’area flegrea. La decisione chiude un lungo e complesso iter giudiziario durato anni, tra conferme, annullamenti e giudizi di rinvio.

La Corte di Assise di Appello di Napoli, quinta sezione, con sentenza emessa il 18 luglio 2024 in sede di rinvio, aveva già confermato la condanna pronunciata il 9 gennaio 2019 dal GIP del Tribunale di Napoli. A rendere irrevocabile il verdetto è stata poi la Corte Suprema di Cassazione, che ha rigettato il ricorso: la sentenza è passata in giudicato il 27 marzo 2025.

Ergastolo e pene accessorie

Per Palumbo è stata confermata la pena dell’ergastolo per omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso e dalla recidiva. A ciò si aggiungono pesanti pene accessorie: interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione legale durante la pena, decadenza dalla responsabilità genitoriale e pubblicazione della sentenza sul sito del Ministero della Giustizia per 30 giorni.

Prevista anche l’affissione dell’estratto della sentenza nei Comuni di Napoli, Pozzuoli e Quarto, misura che ha lo scopo di dare pubblicità legale alla condanna in ragione della gravità dei fatti.

Il contesto: la guerra per il controllo del territorio

La vicenda si inserisce nello scenario della camorra flegrea degli anni ’90, caratterizzato da scontri tra gruppi criminali per il controllo delle attività illecite. Il clan Longobardi-Beneduce, di cui Palumbo è ritenuto parte integrante, mirava a rafforzare la propria egemonia sul territorio attraverso azioni violente e mirate.

Le indagini hanno evidenziato come gli omicidi contestati siano maturati proprio in questo clima di contrapposizione, dove la violenza rappresentava lo strumento principale per affermare il potere.

Il legame con il clan Polverino

Un elemento centrale emerso nel corso del procedimento riguarda il supporto fornito dal clan Polverino, organizzazione criminale radicata nell’area di Marano e nei comuni limitrofi.

Secondo la ricostruzione accusatoria, il gruppo avrebbe messo a disposizione uomini e mezzi, contribuendo alla realizzazione delle azioni armate e facilitando la fuga dei responsabili. Un’alleanza strategica che conferma come le dinamiche camorristiche dell’epoca fossero caratterizzate da collaborazioni tra clan diversi per il controllo del territorio.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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