Aspettavano soltanto il primo passo falso. Il ko del Napoli contro il Como è diventato per molti il pretesto perfetto per riaprire il processo a Massimiliano Allegri. Una sconfitta, peraltro arrivata alla seconda giornata, è stata trasformata in una sentenza senza appello.
Sia chiaro: contro il Como il Napoli ha giocato male, a tratti malissimo. Ma da qui a mettere Allegri sul banco degli imputati ce ne passa. L’impressione è che qualcuno non aspettasse altro che un risultato negativo per rispolverare vecchie antipatie e colpire l’allenatore.
Il calcio, però, non funziona così. Il Como di Fabregas ha già un’identità precisa e un percorso tattico avviato. Il Napoli è ancora un cantiere, deve trovare condizione, automatismi e soprattutto continuità. E giocare cento minuti al Maradona con caldo e umidità soffocanti non è esattamente un dettaglio trascurabile.
Si poteva fare meglio? Certamente. Ma trasformare una partita sbagliata in una bocciatura dell’allenatore è semplicemente fuori misura. Anche perché, a tempo scaduto, se Lucca fosse rimasto in posizione regolare, il gol di Lobotka avrebbe potuto cambiare completamente il giudizio sulla serata.
Allegri, comunque, non ha bisogno di essere scoperto oggi. Ha esperienza, trofei e soprattutto una qualità che nel calcio conta moltissimo: sa attraversare i momenti difficili senza perdere la bussola. Non è un allenatore alla prima esperienza e non sarà una sconfitta a modificare ciò che è stato costruito in una carriera.
Semmai, qualche domanda andrebbe rivolta al mercato. La rosa presenta ancora lacune evidenti e le risorse per intervenire pesantemente non c’erano. Sono arrivati giocatori utili come Favasuli e Badiashile, ma è evidente che davanti sarebbe servito qualcosa in più.
Ora arriva l’Inter. E già si prepara il prossimo processo: se il Napoli non dovesse vincere, qualcuno invocherà l’esonero.
Ma sarebbe bene ricordare una cosa semplice: un progetto non si giudica dopo due giornate e un allenatore non si condanna dopo una partita sbagliata.
Allegri merita di essere giudicato per quello che farà. Non per quello che i suoi detrattori sperano che faccia.
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