Nella primavera dell’anno 57, a Efeso, Paolo di Tarso scrive alla comunità di Corinto una lettera destinata a diventare uno dei testi più importanti della storia cristiana: la Prima Lettera ai Corinzi. In quelle righe è contenuta la più antica professione di fede: Cristo morì, fu sepolto ed è risorto il terzo giorno.
Paolo, ebreo della diaspora convertito sulla via di Damasco dopo un’esperienza che lui stesso descrive come un essere stato “afferrato” da Cristo, trasmette un annuncio che non inventa, ma che — come sottolinea — ha ricevuto a sua volta dalle prime comunità cristiane.
Questo annuncio è il kérygma, il cuore del cristianesimo, ciò che i fedeli celebrano a Pasqua: la resurrezione di Gesù.
Le prime testimonianze
I racconti della resurrezione si trovano nei quattro Vangeli — Vangelo di Marco, Vangelo di Matteo, Vangelo di Luca e Vangelo di Giovanni — e concordano su un punto sorprendente: furono delle donne a trovare il sepolcro vuoto.
Un dettaglio ritenuto storicamente significativo, perché — come ricorda il biblista Gianfranco Ravasi — all’epoca la testimonianza femminile non aveva valore giuridico. Proprio per questo, difficilmente si tratterebbe di un’invenzione.
Secondo la ricostruzione più accreditata, Gesù fu crocifisso sotto Ponzio Pilato durante la Pasqua ebraica, Pesach. All’alba del 9 aprile dell’anno 30, alcune donne — tra cui Maria di Magdala — si recano al sepolcro e lo trovano vuoto. È lì che nasce l’annuncio: “è risorto”.
Ma cosa significa “risorto”?
È la domanda decisiva. La resurrezione, nel cristianesimo, non è semplicemente il ritorno alla vita di un cadavere, come accade in altri racconti biblici (ad esempio con Lazzaro). Non si tratta di una rianimazione biologica.
Per la fede cristiana, la resurrezione è qualcosa di radicalmente diverso: è il passaggio a una vita nuova, trasformata. Gesù non torna alla vita di prima, ma entra in una dimensione diversa, oltre la morte.
I racconti evangelici lo suggeriscono: il Risorto appare ai discepoli, ma non è immediatamente riconoscibile; può essere visto e toccato, ma non è più soggetto alle leggi ordinarie dello spazio e del tempo. È una presenza reale, ma trasfigurata.
Anche Joseph Ratzinger ha sottolineato come la resurrezione non sia un evento descrivibile nei dettagli, ma un fatto che lascia tracce: il sepolcro vuoto e le apparizioni. Il momento preciso, invece, resta nel silenzio dei Vangeli.
Il cuore della fede cristiana
In questo senso, dire “Cristo è risorto” significa affermare che la morte non ha avuto l’ultima parola. È l’annuncio di una vittoria sulla morte e, per i credenti, la promessa di una vita che va oltre la fine biologica.
È proprio questo evento, difficile da comprendere fino in fondo ma centrale nella fede, che ha dato origine al cristianesimo e continua, ancora oggi, a essere celebrato ogni anno a Pasqua.
© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews

























