Omicidio Vassallo, parla Cagnazzo: «Ora voglio solo verità sull’omicidio, non festeggiamenti»

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«Sono stanco. Siamo stanchi io e la mia famiglia. Ma questo non è il momento per gioire: è il momento della serenità». Con queste parole Fabio Cagnazzo, colonnello dei carabinieri di 55 anni, commenta il proscioglimento deciso due giorni fa dal gup del tribunale di Salerno, Giovanni Rossi, nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” ucciso il 5 settembre 2010 ad Acciaroli, nel Cilento.

Vassallo fu assassinato con nove colpi di pistola mentre si trovava nella sua auto. Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Salerno, il movente sarebbe legato alla volontà del sindaco di denunciare un traffico di droga nella zona.

Cagnazzo, inizialmente coinvolto nell’inchiesta con accuse di omicidio e depistaggio, è stato completamente prosciolto. Restano invece a processo altre quattro persone: l’ex collaboratore di giustizia Romolo Ridosso, che sarà giudicato con rito abbreviato il 24 aprile, e Lazzaro Cioffi, Giuseppe Cipriano e Giovanni Cafiero, per i quali il processo inizierà il 9 luglio.

«Venerdì mattina sono andato in aula per rispetto del giudice – racconta Cagnazzo – ho salutato i miei avvocati e sono andato via dopo pochi minuti. Poi, nel pomeriggio, sono iniziate le telefonate».

Il colonnello descrive questi anni come «una vicenda che mi ha danneggiato profondamente, sia sul piano professionale che su quello privato». Nonostante molti lo ritenessero innocente, sottolinea, «tanta gente si è fermata ai titoli di stampa». Nel frattempo, la sua carriera si è fermata: «Non ho più ricoperto incarichi di prestigio, sono stato bloccato ingiustamente per anni, proprio io che per l’Arma ho dato tutto».

Il legame con Vassallo era anche personale: «Angelo era mio amico. Avrei voluto per primo verità e giustizia già nel 2010». Ma la ferita più grande, confessa, non riguarda né il lavoro né le difficoltà personali: «È stato frainteso il mio impegno. Non sopporto che la mia buona fede sia stata distorta. Ho sempre cercato solo di servire la gente perbene».

Tra i momenti più dolorosi, quello vissuto in famiglia: «Mi ha fatto male vedere i pianti di gioia dei miei genitori. Hanno 86 e 91 anni e per tanto tempo hanno portato dentro il peso di questa vicenda. Sono venuti a casa mia a piangere. Io ho sopportato tutto in silenzio, ma quelle lacrime mi hanno colpito più di ogni altra cosa».

Ora, conclude Cagnazzo, non è il tempo dei festeggiamenti: «Vogliamo solo che emerga finalmente la verità. Lo dobbiamo tutti a Angelo Vassallo».

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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