Marano tra paura e voglia di riscatto: confronto al convento francescano con Di Bari e Airoma. Tra segnali positivi, nodi irrisolti e qualche gaffe

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Marano si interroga sul proprio futuro, sospesa tra l’urgenza di reagire a una recente scia di episodi criminali e la necessità di affrontare problemi più profondi e strutturali. L’omicidio di matrice camorristica e il raid incendiario contro l’ufficio dell’ex giudice di pace hanno riacceso i riflettori su un territorio che vive una forte percezione di insicurezza, ma che allo stesso tempo prova a costruire percorsi di rinascita.

In questo contesto si inserisce l’incontro pubblico ospitato nella biblioteca del convento francescano di Santa Maria degli Angeli, inaugurata di recente e diventata già punto di riferimento per iniziative culturali e sociali. Un momento di confronto promosso dalla commissione straordinaria del Comune, aperto a parroci, associazioni e cittadini.

Presenti rappresentanti istituzionali di primo piano, tra cui il prefetto di Napoli, Michele di Bari, il procuratore di Napoli Nord, Domenico Airoma, e il presidente della Commissione regionale anticamorra, Vincenzo Santangelo. A coordinare i lavori il prefetto Vincenzo Cardellicchio, alla guida della triade commissariale.

Ampio spazio è stato dato agli interventi dal territorio. Hanno preso la parola, tra gli altri, l’avvocato Beniamino Esposito, l’ex dirigente comunale Luigi De Biase, Alessandro Pace, Fulvia Giacco della Pro Loco Marano Flegreo, l’insegnante Angela Mallardo, Alessandro Quinto – tra i promotori delle attività nella biblioteca francescana –, Mario Audino, dei Salandra Lovers, e Don Luigi Capasso della chiesa di San Rocco.

Dal mondo ecclesiale, Don Luigi Merluzzo e Don Rosario Moxedano hanno ribadito un concetto centrale: Marano è ricca di energie positive, ma soffre un forte senso di abbandono. «Le persone volenterose ci sono, ma spesso non riescono ad emergere perché si sentono sole», è stato il messaggio condiviso anche da associazioni e operatori del territorio.

Il leitmotiv degli interventi è stato chiaro: serve una presenza più incisiva dello Stato, più forze dell’ordine e un’azione concreta e continua.

Nel suo intervento, il procuratore Airoma ha richiamato la figura del carabiniere Salvatore Nuvoletta, ucciso nel 1982, sottolineando come la lotta alla camorra non possa limitarsi alla repressione. «Capisco il senso di abbandono – ha affermato – ma non è più tempo di isolarsi. Serve una rivoluzione delle coscienze, perché l’indifferenza alimenta la criminalità».

Un invito alla partecipazione attiva e alla collaborazione con le istituzioni, superando anche la logica degli esposti anonimi.

Il prefetto Di Bari ha ribadito la presenza dello Stato e la necessità di un’assunzione di responsabilità condivisa. Tuttavia, quando ha sottolineato come i dati indichino un calo dei reati, in sala si è percepito qualche mugugno, con segnali di disapprovazione da parte di alcuni presenti, a testimonianza della distanza tra numeri ufficiali e percezione quotidiana dei cittadini.

Un passaggio che evidenzia uno dei nodi centrali emersi dall’incontro: il divario tra lettura istituzionale e vissuto reale della comunità.

Se da un lato il confronto è stato nel complesso positivo e partecipato, dall’altro è emersa anche una certa insoddisfazione per i temi affrontati. Poco spazio, infatti, è stato dedicato ai problemi concreti della vivibilità quotidiana, che non riguardano solo la presenza della camorra, ma anche servizi carenti, degrado urbano e difficoltà diffuse.

Marano è un Comune sciolto per mafia, con una macchina amministrativa fragile, carenze croniche di personale e gravi difficoltà economiche. Una condizione che rende spesso impossibile dare risposte efficaci ai bisogni dei cittadini.

La commissione straordinaria attualmente al governo dell’ente sta tentando di intervenire, ma il lavoro da fare resta enorme e complesso.

Tra i punti critici emersi anche qualche perplessità sulla gestione degli interventi: non è passato inosservato il fatto che alcune persone abbiano preso la parola nonostante evidenti situazioni di possibile conflitto di interessi.

Resta comunque il valore di un momento di confronto che ha riunito istituzioni e territorio, facendo emergere una comunità viva, consapevole delle proprie difficoltà ma anche delle proprie potenzialità.

Marano cerca una strada per uscire da una crisi che non è solo criminale, ma anche sociale, amministrativa e culturale. La presenza dello Stato è stata ribadita, ma la sfida vera sarà trasformare le parole in azioni concrete, capaci di incidere davvero sulla vita quotidiana dei cittadini.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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