Quarto, a Casa Mehari la raccolta firme di Libera: “Diamo linfa al bene”

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Di Mario Conforto 

Un bene sottratto alla camorra che diventa luogo di partecipazione civile e memoria. È il significato profondo dell’iniziativa promossa da Libera a Casa Mehari, dove domani – sabato 7 marzo, dalle 9 alle 12 – cittadini, volontari e associazioni si ritroveranno per sostenere la campagna «Diamo linfa al bene», una mobilitazione nazionale che chiede allo Stato di destinare il 2% del Fondo unico giustizia (Fug) alla valorizzazione e al riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie.

L’appuntamento assume un valore simbolico particolare: cade infatti nel trentennale della legge 7 marzo 1996 numero 109, la norma che ha cambiato radicalmente la politica di contrasto patrimoniale alla criminalità organizzata, trasformando le ricchezze sottratte ai clan in spazi di comunità, cultura e solidarietà.

La legge che trasformò il patrimonio mafioso in bene comune

La legge 109/1996 rappresenta uno dei passaggi più innovativi della legislazione antimafia italiana. Nata anche grazie alla pressione della società civile e a oltre un milione di firme raccolte dall’associazione Libera, la norma completò il percorso iniziato con la legge Rognoni–La Torre del 1982, che aveva introdotto il reato di associazione mafiosa e la confisca dei patrimoni illeciti.

Il principio è semplice ma rivoluzionario: i beni confiscati non devono restare immobili o improduttivi, ma tornare alla collettività. Così immobili, terreni e aziende sottratti alle organizzazioni criminali possono essere assegnati agli enti locali e successivamente affidati ad associazioni, cooperative sociali o realtà del terzo settore per finalità pubbliche e sociali.

A distanza di tre decenni, questa intuizione si è trasformata in una rete diffusa di esperienze civiche. In Italia oltre mille realtà associative gestiscono beni confiscati, spesso trasformati in centri culturali, presìdi educativi, cooperative agricole o servizi sociali.

La campagna “Diamo linfa al bene”

La mobilitazione promossa da Libera punta ora a rafforzare questo modello. Con la campagna «Diamo linfa al bene», l’associazione chiede che una quota – pari al 2% del Fondo unico giustizia, che raccoglie le somme sequestrate e confiscate alla criminalità – venga stabilmente destinata alla ristrutturazione, alla gestione e alla valorizzazione dei beni restituiti alla collettività.

Secondo i promotori, basterebbe una piccola percentuale delle risorse recuperate dai circuiti criminali per rigenerare territori feriti dalla presenza mafiosa, sostenere cooperative sociali, creare lavoro e rafforzare i presìdi di legalità.

Casa Mehari, simbolo di riscatto civile

Il luogo scelto per la raccolta firme nei Campi Flegrei è Casa Mehari, un bene confiscato alla camorra situato in via Nicotera a Quarto, oggi di proprietà del Comune e gestito da una rete di associazioni del territorio.

La villa – con giardino e piscina – apparteneva a interessi della criminalità locale ed è stata trasferita al patrimonio comunale dall’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati nel 2020, per poi essere destinata ad attività sociali e culturali.

Il nome scelto racchiude un forte valore simbolico. “Mehari” richiama la Citroën Mehari su cui il giornalista Giancarlo Siani, cronista de Il Mattino, fu assassinato dalla camorra il 23 settembre 1985. La struttura è infatti dedicata alla sua memoria, diventando un presidio permanente di educazione alla legalità e di promozione culturale.

Negli ultimi anni il bene confiscato si è trasformato in uno spazio vivo del territorio: incontri pubblici, rassegne letterarie, iniziative con le scuole e dibattiti sulla libertà di stampa hanno contribuito a farne un laboratorio civico nei Campi Flegrei, dove memoria e partecipazione si intrecciano quotidianamente.

Una firma per far crescere il “bene”

La raccolta firme di domani rappresenta dunque molto più di una semplice petizione. È il tentativo di rafforzare una delle intuizioni più avanzate dell’antimafia italiana: trasformare ciò che le mafie avevano accumulato con la violenza in strumenti di sviluppo sociale e culturale.

A trent’anni dalla legge che ha aperto questa strada, l’iniziativa di Quarto ribadisce un principio che resta centrale nella battaglia contro le organizzazioni criminali: la legalità non è solo repressione, ma restituzione alla comunità di ciò che le è stato sottratto.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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