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Il piccolo Domenico sarebbe rimasto senza cuore per almeno tre quarti d’ora. È quanto emergerebbe da una nuova serie di conversazioni tra gli infermieri presenti in sala operatoria durante il trapianto poi rivelatosi fatale per il bambino, deceduto all’ospedale Ospedale Monaldi. I messaggi sono stati acquisiti agli atti dell’inchiesta della Procura di Napoli.
In precedenza, un’infermiera specializzata del reparto aveva dichiarato che il contenitore sigillato con l’organo era giunto in sala operatoria “pochi minuti prima delle 14.30”.
Dalle nuove ricostruzioni temporali emergono ulteriori dettagli. Alle 15.00, in uno scambio di messaggi, si legge che il cuore destinato al trapianto, “trasportato nel ghiaccio secco, si è congelato” e che “forse non si può impiantare, sono tre ore che proviamo a rimuovere il ghiaccio”.
Alle 15.14, rispondendo a una richiesta di aggiornamenti, viene riferito: “Per scongelarlo lo abbiamo immerso in acqua calda. Se riparte è un miracolo”.
Nella stessa conversazione, l’infermiera – che afferma di essere uscita dalla sala alle 14.12 – domanda: “Ma lo sta mettendo?”. La risposta è: “Sta eseguendo le anastomosi”, cioè i collegamenti chirurgici tra il nuovo cuore e i vasi sanguigni del paziente.
Secondo la scansione degli orari, queste manovre sarebbero iniziate circa 45 minuti dopo l’arrivo dell’organo, con l’aorta già clampata. A un certo punto viene chiesto se il primario stesse operando insieme alla dottoressa Farina. La replica è netta: “No, non ha voluto né lei né il dottor Pagano. Ha detto di lasciarlo solo e di uscire dalla sala”.

