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Un caso definito dai familiari «drammatico e inaccettabile». È la storia di Giovanna Bifulco Accardi, morta nel 2004 dopo tre giorni di malessere – tra vomito, diarrea e disturbi respiratori – durante i quali, secondo quanto denunciato, sarebbe stata curata solo con prescrizioni farmacologiche ripetute, senza una visita approfondita né una diagnosi adeguata.
Al centro delle accuse vi sarebbero omissioni e negligenze mediche che coinvolgerebbero più sanitari, compresa la Guardia Medica dei Comuni di San Giuseppe Vesuviano e Terzigno, nel Napoletano. Secondo quanto ricostruito dai legali della famiglia, alla giovane sarebbero stati somministrati per tre giorni farmaci importanti per via intramuscolare – terapie che normalmente richiederebbero monitoraggio in ambiente ospedaliero – senza un adeguato controllo clinico. Giovanna sarebbe rimasta a casa fino al sopraggiungere della morte, priva – sostengono i familiari – delle cure e dell’assistenza sanitaria necessarie.
Sulla vicenda si è espressa la Procura della Repubblica di Nola, che insieme alla consulenza tecnica d’ufficio avrebbe riconosciuto gravi omissioni. Tuttavia, dopo 22 anni di iter giudiziari definiti «dolorosi», la famiglia ritiene che non sia stata fatta piena giustizia.
Nei giorni scorsi lo Studio Associato Avvocati Maior – con i legali Pierlorenzo Catalano, Michele Francesco Sorrentino e Filippo Castaldo – insieme al medico legale Marcello Lorello, ha presentato una nuova denuncia alla Procura di Nola chiedendo la riapertura delle indagini per accertare eventuali responsabilità.
«Com’è stato possibile – si chiedono i familiari – che più medici abbiano prescritto per giorni farmaci così rilevanti senza visitarla e senza una diagnosi?». Un interrogativo che, a distanza di oltre due decenni, resta ancora aperto.
La vicenda di Giovanna, descritta da chi la conosceva come una ragazza dolce e solare, ha profondamente colpito l’opinione pubblica. Oggi riposa nel Cimitero Comunale di Sant’Agnello, nella Cappella gentilizia della famiglia Accardi, luogo che negli anni è diventato meta di ricordo e commemorazione.
La richiesta della famiglia è una sola: che venga fatta piena luce su quanto accaduto e che, dopo 22 anni, Giovanna possa finalmente avere giustizia.

