Vi scriviamo in anteprima un articolo che, sinceramente, avremmo preferito non dover scrivere. Non perché ci aspettassimo una rivoluzione – che forse, viste le condizioni in cui versa oggi il Comune di Marano, sarebbe comprensibile – ma almeno un segnale di discontinuità, o quantomeno di superamento dell’immobilismo.
Il decreto sulle posizioni organizzative a firma della triade commissariale, che sarà pubblicato verosimilmente nelle prossime ore, restituisce l’immagine di una macchina amministrativa sostanzialmente invariata. Alla fine, non sono bastate le numerose valutazioni negative espresse dall’Organismo Interno di Valutazione per la gran parte dei funzionari; non è bastata la relazione che ha portato allo scioglimento dell’ente per infiltrazioni mafiose, nella quale – nero su bianco – si attribuisce a comportamenti e omissioni di alcuni settori un ruolo rilevante nel dissesto amministrativo; non sono bastate le relazioni e le note della segretaria generale uscente, Valentina Santini, l’unica a lasciare Marano dopo il quinto scioglimento, nelle quali si parlava apertamente di gravi ritardi e omissioni.
Il risultato finale è che un solo funzionario perde la posizione organizzativa: Paolo D’Auria, già ai Tributi. Tutti gli altri vengono confermati, con deleghe leggermente modificate o addirittura rafforzate.
Ai Tributi arriva Renato Spedaliere, proveniente dalla Ragioneria. Quest’ultima passa a Gilda David. Ecologia e Urbanistica vengono affidate a Martino, che mantiene una parte consistente delle precedenti competenze. Giovanni Silvestri, già all’Urbanistica, ottiene Manutenzioni e SUAP. Giovanni Napoli, figura centrale dei Lavori Pubblici, conserva quel settore e acquisisce anche il Patrimonio, inclusi i beni confiscati, ambito particolarmente delicato. A Paola
Ed è proprio sul comparto dei Lavori Pubblici che, negli ultimi mesi, non sono mancate polemiche e critiche, anche in relazione a interventi di riqualificazione finanziati con fondi PNRR su beni comunali successivamente risultati già alienati. Questioni che restano sullo sfondo, senza apparenti conseguenze organizzative.
Conferme anche alla Polizia Municipale, dove resta alla guida De Luca, nonostante il settore sia stato richiamato nella relazione di scioglimento dell’ente e nonostante una sospensione dal servizio nel recente passato. E questo pur in presenza di candidature alternative, come quelle di Gianluca Ferrillo e Raffaele De Simone, entrambi con esperienze già maturate (e positive) alla guida del Corpo o comunque a sostegno.
Resta al suo posto anche Maria Pia Russo ai Servizi Sociali, settore oggetto di rilievi e critiche, sia da parte di operatori commerciali sia nelle note della segretaria uscente, in particolare per la gestione delle luminarie e di progetti comunali mai portati a termine. Al suo posto anche Paola Cocca, personale, affari legali e demografici, di recente oggetto degli strali della segretaria uscente Santini.
Nessuno pretendeva una rivoluzione, lo ribadiamo. Ma nemmeno quello che appare, a molti osservatori, come un “Gattopardo” amministrativo, dove tutto sembra cambiare per restare com’è. Il prefetto Cardellicchio aveva spiegato di non voler creare “ammuina”. Un’intenzione comprensibile. Tuttavia, tra l’ammuina e il quasi nulla, forse, esisteva una via di mezzo.
Le relazioni che hanno condotto agli ultimi due scioglimenti del Comune chiamano in causa settori, prassi e responsabilità interne. Eppure, al netto di qualche spostamento di deleghe, quell’impianto sembra essere rimasto intatto. E non si dica che non esistessero alternative: almeno per alcuni settori, più di una possibilità era sul tavolo.
A rendere il quadro ancora più delicato, si vocifera di possibili dimissioni imminenti di due componenti dell’Organismo Interno di Valutazione, gli stessi che avevano espresso giudizi fortemente critici sui funzionari oggi riconfermati.
C’è infine curiosità per l’esito della procedura di assunzione di un contabile, vinta da un funzionario attualmente in servizio al Comune di Napoli, con incarichi di rilievo. Sarà lui a decidere se accettare o meno l’approdo a Marano, dove dovrebbe affiancare un funzionario già in organico.
La sensazione, diffusa, è che si sia persa un’occasione. Non per stravolgere tutto, ma per dare un segnale. Un segnale che, almeno per ora, molti faticano a vedere. Caro prefetto, siamo consci delle difficoltà e di tanti aspetti, ma i maranesi – su questo punto – restano perplessi. E anche noi.
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