Per chi è del posto, il mercato ittico di Mugnano si trova nella storica sede di via Pietro Nenni, mentre chi arriva da fuori, utilizzando Google Maps, lo individua in via Nuova Metropolitana. Una struttura comunale, gestita dalla società Mercato Ittico Srl di Biagio Cacciapuoti, che coordina ventiquattro concessionari con le loro paranze. Tutti pagano un canone mensile all’ente cittadino. Oggi il mercato di Mugnano è il principale punto di riferimento per la Campania, con un fatturato annuale che supera o si avvicina a quello dei grandi centri del nord Italia come Milano. Tra i concessionari, Eurofish Napoli arriva quasi a 100 milioni di euro, mentre gli altri oscillano tra i 6 e i 10 milioni annui. La struttura di via Nenni ha una lunga storia: nato negli anni ’50 da un’idea visionaria di pionieri locali, si è trasferito più volte, da piazza Dante a largo Cioto fino alla zona del Bocciodromo, prima di arrivare alla sede attuale. L’architetto Mariolino Bove, con la sua tesi di laurea recepita dal Comune di Mugnano, ha contribuito alla progettazione definitiva della struttura. Negli anni ci sono state anche peripezie, con fallimenti di società gestrici e, secondo alcuni collaboratori di giustizia, infiltrazioni malavitose.
Oggi, però, il mercato è solido e proiettato al futuro. La struttura è cresciuta sia sul piano della logistica – è ben collegata con asse mediano e autostrade – sia sulla qualità del prodotto: si lavora, da tempo, sia con pesce fresco sia congelato, con grande attenzione alla tracciabilità e alla salvaguardia delle risorse marine. «I bazerioti sono in netto calo, c’è maggiore cultura del mare e del prodotto», osserva Cacciapuoti. Il mercato è aperto al pubblico solo due volte all’anno: la vigilia di Natale e la mattina del 31 dicembre, durante le quali i cittadini possono accedere direttamente ai banchi e scegliere tra l’ampia offerta di prodotti ittici. Mugnano offre un assortimento ampio di pesce e frutti di mare: spigola e orata sono gli evergreen, in larga parte importati dalla Grecia, mentre il classico cefalo ha perso terreno. Negli ultimi mesi, la disponibilità di cozze è risultata ridotta, soprattutto in estate, a causa dell’aumento delle temperature del mare, con conseguente aumento dei prezzi. Anche le vongole hanno registrato una disponibilità variabile, con quelle veraci più pregiate tra i 35 e i 40 euro al chilo e quelle “filippine” a circa 11 euro al chilo.
L’astice nordamericano, canadese in particolare, mantiene prezzi che oscillano tra i 23 e i 28 euro al chilo, molto richiesto soprattutto nelle festività natalizie. «Abbiamo avuto di recente anche sequestri per pesce non tracciabile, ma ormai, ripeto, si tratta di pochissimi operatori con una visione superata. Non siamo più predatori del mare, dobbiamo salvaguardare la risorsa», sottolinea il gestore. Sul fronte tonno, a Mugnano si lavora principalmente con la qualità pinne gialle e altre varietà, mentre il tonno rosso è trattato quasi esclusivamente da operatori spagnoli e maltesi a causa delle quote internazionali e viene destinato soprattutto al mercato giapponese. Il Natale 2025 ha fatto registrare risultati positivi, pur in un contesto di abitudini di consumo in evoluzione. «C’è meno richiesta di capitone e baccalà rispetto al passato: le nuove generazioni non li apprezzano come una volta», argomenta il gestore. Cresce invece la domanda di prodotti di fascia alta. «I napoletani hanno palati sempre più raffinati: oggi vendiamo anche 15 tipologie diverse di ostriche, alcune molto costose». I prezzi variano dai 10 euro per tre chili fino a 70-80 euro a cestino, sempre per tre chili, con punte ancora più elevate per le varietà pregiate. A breve è atteso un nuovo bando per la gestione della struttura ittica: è in preparazione da anni e avrà una durata ventennale. L’obiettivo degli operatori è di renderla punto di riferimento stabile non solo per la Campania, ma per tutta l’Italia meridionale.
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