Gentile Direttore,
scrivo per segnalare una vicenda che ritengo emblematica di un modo di amministrare che rischia di gravare ingiustamente sui cittadini.
Mi sono state recapitate cinque cartelle di pagamento relative alla Tosap per altrettanti anni, riferite a un edificio con più proprietari, alcuni dei quali non conosco neppure personalmente. Le richieste sono arrivate esclusivamente a me, verosimilmente perché il mio nome compare per primo sul citofono del palazzo.
È evidente che non posso farmi carico di somme che riguardano più soggetti. Anche qualora la pretesa fosse legittima, sarebbe corretto che l’ente impositore individuasse ciascun proprietario e ripartisse l’onere pro quota, evitando di scaricare su un singolo cittadino l’incombenza – e il rischio – di anticipare somme e poi doversi rivalere sugli altri, magari tramite azioni legali.
Resta però il nodo principale: l’effettiva legittimità della tassa.
Nel mio caso, l’accesso all’edificio insiste su corso Umberto, una strada stretta dove la sosta è di fatto incompatibile sia sul marciapiede sia sulla carreggiata. Parlare di “passo carrabile” come sottrazione di suolo pubblico appare quantomeno improprio, poiché lo spazio in questione non è utilizzabile per la sosta da nessuno, indipendentemente dalla presenza o meno di un passo autorizzato.
Ricordo inoltre che la mia auto è custodita in un garage situato altrove, ulteriore elemento che rende difficile comprendere la ratio di questa imposizione.
A quanto riferito da altri cittadini, gli incaricati della riscossione avrebbero richiamato un’ordinanza comunale mai adeguatamente portata a conoscenza della popolazione. La sola pubblicazione all’albo pretorio, pur formalmente valida, non sempre garantisce una reale informazione dei cittadini, soprattutto quando si introducono obblighi fiscali nuovi o poco intuitivi. Sarebbe stato auspicabile affiancare a tale pubblicazione strumenti di comunicazione più accessibili e diffusi.
Tutto ciò alimenta la sensazione di una operazione percepita come vessatoria, in un contesto già segnato da difficoltà economiche e da una pressione fiscale elevata. Mi auguro che l’attuale gestione commissariale voglia esaminare con attenzione questa situazione, verificando se vi siano state leggerezze, errori o interpretazioni eccessivamente estensive delle norme.
Colgo l’occasione per richiamare anche un problema più generale che riguarda corso Umberto: la gestione della sosta e del carico-scarico merci. L’assenza di spazi adeguati genera parcheggi selvaggi sui marciapiedi, con ostacoli alla circolazione pedonale e, in alcuni casi, ai mezzi di soccorso. È una situazione sotto gli occhi di tutti, che meriterebbe soluzioni razionali e condivise, anziché interventi frammentari.
Infine, ricordo che l’accesso alle abitazioni non può essere ostacolato: impedire l’ingresso o l’uscita da una proprietà privata configura un illecito, indipendentemente dalla presenza di un passo carrabile formalizzato. È un principio di civiltà giuridica prima ancora che una norma.
Confido che dare spazio a queste riflessioni possa contribuire ad aprire un confronto serio e trasparente, nell’interesse non di pochi, ma dell’intera comunità.
Cordialmente,
Stefano Rinaldi

























