Il nuovo Consiglio regionale della Campania nasce sotto un’ombra pesante. Secondo numerosi osservatori, la qualità complessiva dell’assemblea rischia di essere tra le più basse degli ultimi decenni. Le urne, infatti, hanno premiato in larga misura figure considerate espressione delle tradizionali filiere familiari e dei potentati territoriali, soprattutto tra Napoli e Caserta: “figli di”, “fratelli di”, candidati sostenuti da reti consolidate di potere, da operatori economici molto influenti e da quei mondi dei palazzinari che da anni incidono sugli equilibri politici locali.
Una somma di elementi che, per molti analisti, restituisce un quadro preoccupante: un’assemblea che rischia di essere condizionata più dai gruppi che l’hanno costruita che dalle esigenze reali dei cittadini. Il tema del rinnovamento torna così al centro del dibattito pubblico, con la sensazione diffusa che la nuova legislatura potrebbe rappresentare non un cambio di passo, ma l’ennesima conferma di un sistema che fatica a liberarsi dai suoi vecchi meccanismi.
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