L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli aggiunge nuovi elementi alle presunte interferenze del clan Russo nel Nolano. Secondo l’ipotesi accusatoria formulata dai pm Henry John Woodcock e Luigi Toscano, sotto il coordinamento dell’aggiunto Rosa Ferrigno e del procuratore Nicola Gratteri, alcuni assessori e consiglieri comunali di Cicciano e Casamarciano avrebbero beneficiato dell’appoggio del gruppo criminale nelle tornate elettorali del 2022 e del 2023. Un quadro che si inserisce in un contesto investigativo molto più ampio, culminato con 44 misure cautelari (34 in carcere e 10 ai domiciliari) eseguite dai carabinieri di Castello di Cisterna.
Secondo gli investigatori, i Russo avrebbero tentato di condizionare il voto amministrativo mentre gestivano interessi radicati nel territorio. Tra i profili emersi figura anche uno dei rampolli della famiglia, laureatosi in ingegneria on line e poi attivo – secondo gli inquirenti – in uno studio di intermediazione immobiliare usato per rafforzare il peso economico del clan.
Il procuratore Gratteri ha sottolineato come il gruppo mafioso risulti «radicato sul territorio», mentre l’indagine documenta anche un vasto sistema di presunte estorsioni e pressioni su professionisti, tecnici e imprenditori del Nolano.
In questo quadro spicca un ruolo singolare: quello di una dipendente dell’ufficio tecnico del comune di Nola, l’unica a denunciare. La donna ha riferito ai carabinieri di essere stata avvicinata da un politico che l’avrebbe invitata a “badare bene a ciò che stava facendo”, un avvertimento che, secondo l’impostazione accusatoria, mirava a non ostacolare gli interessi dei Russo su pratiche edilizie e operazioni economiche sensibili.



























