Si avvia verso una svolta il processo in Corte d’Appello di Napoli – dopo il rinvio disposto dalla Cassazione – che vede coinvolti alcuni esponenti di punta dei clan Polverino e Nuvoletta. Al centro del dibattimento ci sono le cosiddette mesate, ovvero i sussidi economici che il clan Polverino avrebbe elargito ai familiari dei detenuti affiliati, tra cui anche i killer del giornalista Giancarlo Siani, tuttora in carcere.
Secondo quanto emerso nelle ultime udienze, Michele Marchesano (nella foto), cognato del super boss Giuseppe Polverino, e Luigi Esposito, genero di Marchesano, hanno raggiunto un accordo con la Procura generale concordando pene rispettivamente a 9 anni e 6 mesi e 6 anni e 8 mesi di reclusione.
Per entrambi sono state escluse le aggravanti mafiose che in primo grado avevano determinato condanne molto più pesanti. L’intesa – che sarà formalizzata nel corso della prossima udienza, fissata per febbraio – apre la strada a un possibile alleggerimento delle misure cautelari.
Secondo quanto ipotizzato dalle difese, Marchesano potrebbe ottenere i domiciliari, mentre Esposito potrebbe tornare in libertà senza vincoli, avendo già scontato interamente, o quasi, la pena concordata.
Diversa la situazione per Cappuccio, Del Core e uno dei loro figli, per i quali il processo proseguirà con il mantenimento delle aggravanti contestate: per loro si annunciano udienze decisive e un esito ancora incerto.
Il procedimento, che trae origine dalle indagini sulle ramificazioni economiche del clan Polverino e sui sostegni economici ai detenuti, resta una delle vicende giudiziarie più significative per comprendere le dinamiche di potere e la rete di solidarietà interna alla criminalità organizzata maranese.



























