A poche settimane dalle elezioni regionali in Campania, il centrodestra non ha ancora un candidato ufficiale. Mentre il campo progressista ha già scelto Roberto Fico, ex presidente della Camera, come volto della coalizione, nel centrodestra continua a regnare l’incertezza: una lista di almeno 15 nomi è già stata presa in considerazione e poi accantonata, senza che si sia ancora riusciti a individuare una figura unitaria, condivisa e competitiva.
Il quadro politico si è complicato dopo l’uscita di scena di Vincenzo De Luca, che per mesi aveva tenuto in sospeso anche il centrosinistra. Senza di lui in campo, i sondaggi — secondo quanto trapela da fonti riservate — non danno il centrodestra in vantaggio. Da qui la difficoltà nel trovare un candidato disposto a correre in una sfida che si annuncia tutta in salita.
La strategia attendista di Giorgia Meloni
Secondo gli accordi interni alla maggioranza, la Campania spetterebbe a Fratelli d’Italia, ma la premier Giorgia Meloni non ha alcuna intenzione di intestarsi una sconfitta. Per questo motivo, ha scelto di prendere tempo e attendere l’esito delle elezioni nelle Marche, dove è in corsa per la riconferma il governatore meloniano Francesco Acquaroli.
Una sua vittoria potrebbe permettere a Meloni di cedere il Veneto alla Lega, ottenere per Fratelli d’Italia la Lombardia, e sacrificare la Campania lasciando la scelta a Forza Italia o a una candidatura civica, destinata con ogni probabilità a un risultato contenuto.
I nomi politici: tutti in difficoltà
Nel frattempo, sono stati numerosi i nomi circolati come potenziali candidati. Il primo era stato Fulvio Martusciello, europarlamentare e coordinatore regionale di Forza Italia. Una candidatura mai formalizzata, frenata anche dall’inchiesta che ha portato all’arresto della sua segretaria personale.
In quota Lega, è emersa l’ipotesi Matteo Piantedosi, attuale ministro dell’Interno. Ma la proposta è stata subito letta come un tentativo strumentale da parte di Salvini di liberare la casella del Viminale. Piantedosi ha declinato con fermezza e si è sfilato senza esitazioni.
Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri (FdI), si è autocandidato, definendo il suo «il nome vincente». Ma alcune sue posizioni pubbliche del passato — come la minimizzazione del ruolo dei partigiani nella Liberazione o la definizione del fascismo come “spirito di libertà” — hanno sollevato imbarazzi nella coalizione, e la sua candidatura è stata subito ridimensionata.
La Lega ha successivamente proposto Giampiero Zinzi, consigliere regionale e coordinatore campano del partito, ma anche questa opzione è stata giudicata debole, tanto da non superare le prime riunioni tecniche tra gli alleati.
L’ipotesi civica prende quota: Di Bari, Pontecorvo e Giosy Romano
Con le candidature politiche impantanate, guadagna spazio l’idea di un nome civico, in grado di rappresentare una figura istituzionale o imprenditoriale, estranea alla logica dei partiti.
Tra i profili più discussi:
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Michele di Bari, prefetto, nome autorevole e apprezzato negli ambienti istituzionali;
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Carlo Pontecorvo, imprenditore e presidente del gruppo Ferrarelle;
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Giosy Romano, presidente dell’area industriale di Napoli e già sindaco di Brusciano, profilo civico con radicamento territoriale e rapporti trasversali.
Tutti nomi che, però, non sono ancora stati ufficialmente contattati né sono passati da un vaglio politico strutturato. L’impressione è che, per ora, siano soluzioni di riserva in attesa di indicazioni da Roma.
Una coalizione senza direzione
A oggi, a meno di due mesi dal voto, il centrodestra si presenta diviso, privo di una linea strategica chiara e senza un volto da contrapporre a Roberto Fico. Ogni tentativo di convergenza si è arenato, tra veti incrociati, candidature improvvisate e tentativi falliti.
La Campania si conferma una Regione ad altissimo rischio per la maggioranza di governo, che — pur controllando Palazzo Chigi e la gran parte delle Regioni italiane — non riesce ancora a proporre una figura all’altezza della sfida campana. E il tempo, ora, inizia davvero a scarseggiare.
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