A seguito dello scioglimento del Comune di Marano per infiltrazioni camorristiche, la Commissione straordinaria può esercitare i poteri speciali previsti dalla legge antimafia (poteri del collegio ispettivo), in particolare dall’articolo 14 del Decreto-Legge 13 maggio 1991, n. 152.
Tale norma attribuisce alla Commissione la facoltà di revocare d’autorità le delibere adottate dalla giunta sciolta e di rescindere i contratti già stipulati, qualora emergano elementi che facciano ritenere che tali atti siano viziati da irregolarità o condizionamenti mafiosi.
Secondo le indiscrezioni sulla relazione ministeriale che ha motivato lo scioglimento, a Marano numerosi appalti presentano anomalie nelle procedure di verifica antimafia, con carenze nei controlli previsti dalla normativa e affidamenti gestiti in modo opaco, soprattutto nei settori dei lavori pubblici, delle manutenzioni e dei rifiuti.
La Commissione sta ora riesaminando gli atti più critici e potrebbe applicare direttamente i poteri di revoca e rescissione previsti dalla legge, senza attendere pronunce giudiziarie, ma agendo nell’interesse pubblico e per il ripristino della legalità amministrativa.
Un potere straordinario, ma perfettamente legittimo, che rappresenta uno strumento concreto di contrasto alle infiltrazioni mafiose nella pubblica amministrazione, e che potrebbe essere presto esercitato anche a Marano, a tutela della città e dei cittadini.
Resta però da capire se i commissari sceglieranno davvero di esercitare fino in fondo questi poteri. Le condizioni giuridiche e normative ci sono, ma la decisione finale dipenderà da valutazioni tecniche, politiche e – inevitabilmente – anche dal contesto locale. In passato nessuno lo ha fatto e i risultati si sono visti.
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