Sicuramente può essere definito il più deluchiano di tutti: lui è mister Franco Alfieri. E proprio Vincenzo De Luca gli ha regalato la celebrità oltre i confini della Campania definendolo il «re delle fritture».
Riavvolgiamo il nastro: è il novembre del 2016 e il governatore per galvanizzare i sindaci chiamati a sostenere il referendum renziano (poi perso) porta a mo’ di esempio proprio Alfieri, sindaco di Capaccio-Paestum e presidente della Provincia di Salerno finito ieri agli arresti per vicende di appalti e corruzione. Il video di quell’assemblea è virale.
«Prendiamo Franco Alfieri, notoriamente clientelare. Come sa fare lui la clientela lo sappiamo. Una clientela organizzata, scientifica, razionale come Cristo comanda. Che cosa bella», incalza De Luca tra le risate dei presenti. Poi rivolto a lui in prima fila (è sempre in prima fila alle iniziative del governatore): «Franco, vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come c…o vuoi tu, ma non venire qui con un voto in meno di quelli che hai promesso».
È la fama planetaria per Alfieri che da quel momento non riesce a scrollarsi l’appellativo di dosso. Roba da querela se non fosse che a definirlo così è stato De Luca. Ma passa qualche mese, e una scrollata di spalle, che Alfieri è sempre in pista. Mai un vero fermo ai box. Prima di ieri.
Con un record che lo stesso governatore non può che invidiargli: riuscire ad aggirare la legge sul doppio mandato che vige per i sindaci. Come? In maniera semplice, quanto diabolica: inventandosi, di fatto, la professione di primo cittadino dove serve. Basta che sia nel Cilento. E, quindi, prima due mandati nella natia Torchiara, poi altri due mandati, 7 chilometri più a valle, ad Agropoli. Finito? Macché: nel 2019 si sposta ancora, ma non troppo: una decina di chilometri più a Nord e diventa primo cittadino di Paestum (a giugno inizia il suo secondo mandato).
In mezzo è potentissimo assessore ai lavori pubblici alla Provincia di Salerno (nel 2001 con la Margherita) sino alla prima bocciatura: ad aprile 2015 viene cassato dalle liste per le regionali (Matteo Renzi segretario) perché sotto processo per corruzione nonostante il nostro abbia già aperto i suoi comitati elettorali tra il Cilento e Salerno. Ma è De Luca a ripescarlo con nomina diretta: lo mette a capo del suo staff a Santa Lucia con l’incarico di consigliere delegato all’agricoltura. Prima di mollare per diventare sindaco di Paestum, praticamente sempre per acclamazione: l’87 per cento sul 72 per cento dei votanti a giugno scorso. E prima ancora, siamo a dicembre scorso, diventa presidente della Provincia di Salerno, grazie alla forza messa in campo dalla potentissima macchina deluchiana.
Si sente fortissimo, intoccabile e sicuro di sé Franco Alfieri. «Con me si dorme tra quattro guanciali… perché quando è nato il diavolo io già tenevo la coda…», dice, beffardo, ad un dirigente comunale (anche lui finito ai domiciliari) che mostra timori per un appalto da modificare in corso d’opera. Poi però le cose sembrano cambiare. Il sindaco viene a sapere dell’indagine e adotta, racconta l’ordinanza, alcune precauzioni: una bonifica ambientale dei suoi uffici e comunicazioni solo su pizzini che vengono immediatamente distrutti dopo la lettura. Precauzione inutile.
E ieri il suo arresto è un terremoto per il Pd salernitano che è a esclusiva trazione deluchiana. Impossibile minimizzare il peso politico di Alfieri, si sceglie la via di un laconico comunicato in cui si annuncia la sospensione dal partito. Che poi, in questi casi, è un passaggio automatico previsto dallo Statuto del partito. Mentre grillini e centrodestra passano la giornata a cannoneggiare contro il «re delle fritture» ed il governatore Vincenzo De Luca.
Che ieri mattina è costretto ad accusare un altro pesante colpo: i carabinieri, in un’altra inchiesta, perquisiscono l’abitazione e gli uffici della Regione di Giovanni Zannini, consigliere della lista De Luca Presidente e al vertice della commissione Ambiente. Le ipotesi di reato formulate nell’indagine sono corruzione e concussione, perché il politico casertano avrebbe dato una mano ad alcuni imprenditori per alcune pratiche alla Regione in cambio di una gita su un lussuoso yacht e motorini per i figli.
























