Che troppo sale facesse male con diretti effetti sul cuore e sulla pressione sanguigna (per citare soltanto alcuni esempi) è una cosa ormai nota da anni ma è invece molto recente la scoperta delle implicazioni dirette sui danni cerebrali in grado, nei casi più gravi, di scatenare importanti deficit cognitivi fino ad arrivare al morbo di Alzheimer.
Tra gli studiosi compare anche Costantino Iadecola che ha guidato il team italiano, professore di Neuroscienze, ricerca sul cervello e sulla mente al Weill Cornell Medical College di New York. La ricerca, pubblicata su Nature Neuroscience, metterebbe in relazione alcuni meccanismi ipertensivi legandoli all’eccessivo consumo di sale che va “limitato al massimo perché il sodio è all’origine di meccanismi di natura immunitaria che portano a danni cerebrali e allo sviluppo di deficit cognitivi, Alzheimer e demenze“, spiega l’esperto a Repubblica.
Indiziata principale per il meccanismo sarebbe l’Interleuchina 17 (Il-17): oltre un miliardo di persone nel mondo è affetta da ipertensione e circa il 50% di loro è sensibile al sale e a un aumento della pressione quando avviene il consumo. Sebbene la relazione con la demenza non sia ancora chiarita del tutto, esami strumentali hanno rilevato tracce di Il-17 sulla membrana durale che circonda il cervello. Gli studiosi hanno poi visto che si innesca anche un altro meccanismo immunitario che va ancora decifrato.





























