La Procura intende ascoltare il giornalista come persona informata sui fatti dopo le dichiarazioni dell’ex direttore dell’Avanti!. Al centro dell’inchiesta anche la frase attribuita a Lavitola e poi smentita dai pm
La Procura vuole sentire Sigfrido Ranucci. Il giornalista sarà ascoltato come persona informata sui fatti nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato del 16 ottobre 2025, dopo le dichiarazioni rese da Valter Lavitola nel corso dell’interrogatorio di garanzia.
L’audizione di Ranucci rappresenta uno dei prossimi passaggi dell’indagine, che nelle ultime ore ha assunto nuovi contorni dopo l’ammissione di Lavitola di essere il mandante dell’attentato. Una ricostruzione che, tuttavia, presenta ancora diversi punti da chiarire e che lo stesso gip ha definito, in più passaggi, caratterizzata da elementi ritenuti difficili da conciliare con i riscontri disponibili.
Prima di ascoltare Ranucci, gli investigatori dovranno completare l’esame del materiale sequestrato a Lavitola: cellulari, computer e pen drive. L’obiettivo è ricostruire contatti, comunicazioni e soprattutto il contesto nel quale sarebbero maturate le decisioni dell’ex direttore dell’Avanti!.
La frase attribuita a Lavitola e la smentita della Procura
Tra gli elementi che hanno alimentato ulteriori interrogativi c’è una frase che l’avvocato di Lavitola, Sergio Cola, ha riferito ai giornalisti al termine dell’interrogatorio.
Secondo il legale, il gip avrebbe fatto ascoltare un’intercettazione al suo assistito e Lavitola, dopo averla sentita, avrebbe affermato: «Non escludo che Ranucci sapesse del mio piano».
Una dichiarazione che, se confermata, aprirebbe un fronte investigativo particolarmente delicato.
La Procura, però, ha smentito categoricamente che quella frase sia stata pronunciata da Lavitola nel corso dell’interrogatorio. Resta quindi da comprendere l’origine esatta dell’affermazione riferita dal difensore e soprattutto a quale momento della vicenda si riferisse.
La domanda che gli investigatori dovranno chiarire è anche temporale: Lavitola ritiene che Ranucci potesse avere intuito qualcosa prima dell’attentato oppure parla di una consapevolezza maturata successivamente?
Ranucci sarà sentito dai pm
Proprio per fare chiarezza su questi aspetti, la Procura intende ascoltare direttamente Ranucci.
Il giornalista sarà convocato come persona informata sui fatti, e non come indagato. La sua testimonianza potrà servire agli inquirenti per ricostruire i rapporti con Lavitola, le comunicazioni intercorse tra i due e il clima nel quale si sono sviluppati gli eventi prima e dopo l’attentato.
Gli investigatori dovranno inoltre verificare quanto emerso dalle dichiarazioni di Lavitola attraverso i dispositivi sequestrati. Il materiale digitale potrebbe fornire elementi utili per verificare la ricostruzione dell’indagato e stabilire quali contatti vi siano stati nelle fasi precedenti e successive all’attentato.
Un rapporto che gli investigatori stanno ricostruendo
Un elemento già emerso dagli atti è l’esistenza di un rapporto personale tra Lavitola e Ranucci, documentato anche dalle comunicazioni intercorse tra i due.
Nel corso dell’interrogatorio, Lavitola avrebbe inoltre riferito di avere parlato con Ranucci di Report, arrivando anche a dargli alcuni suggerimenti.
Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire proprio il contesto di queste conversazioni e il rapporto tra i due uomini, per capire se possano assumere un significato nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato.
Le zone d’ombra dell’inchiesta
Il quadro resta dunque tutt’altro che definito.
Da una parte ci sono le dichiarazioni di Lavitola, che avrebbe ammesso di essere il mandante dell’attentato; dall’altra ci sono gli elementi che devono ancora trovare riscontro e una serie di circostanze sulle quali la Procura vuole fare piena luce.
L’ascolto di Ranucci potrebbe rappresentare un passaggio importante proprio per verificare alcuni dei punti rimasti aperti dopo l’interrogatorio.
Prima ancora delle nuove dichiarazioni, però, gli investigatori dovranno confrontare quanto raccontato da Lavitola con chat, telefonate, documenti e altri dati contenuti nei dispositivi sequestrati.
L’obiettivo è stabilire cosa sia realmente accaduto, quali fossero i rapporti tra Lavitola e Ranucci e, soprattutto, se esistano elementi in grado di confermare o smentire le diverse ricostruzioni emerse nelle ultime ore.
Per ora, l’unico dato certo è che i pm vogliono ascoltare Ranucci. Sarà il suo racconto, insieme all’analisi dei dispositivi sequestrati, a poter contribuire a chiarire le zone ancora oscure dell’inchiesta.
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