Una brutta tegola si abbatte sul Comune di Marano, l’amministrazione comunale nella sua interezza e tre imprenditori. La Corte di Cassazione – sezione Unite – ha emesso un’ordinanza che sancisce, secondo i legali della Iniziative industriali, che i capannoni dell’area Pip, che l’ente comunale (gestione Visconti e commissari) aveva acquisito al proprio patrimonio e dato in fitto alle aziende Scopino, Trincar e Sider system, dovranno essere restituiti alla società di scopo della famiglia Cesaro aggiudicataria dell’appalto bandito dal Comune nel lontano 2004. La ditta dei Cesaro, attualmente interdetta per mafia, era difesa dall’avvocato Giuseppe Ferrara, da sempre convinto della illegittimità degli atti posti in essere a suo tempo dal Comune. L’ente cittadino si era appropriato dei capannoni sulla scorta di una rescissione contrattuale unilaterale della convenzione che, fino a qualche anno fa, lo legava alla azienda dei Cesaro. I legali degli imprenditori di Sant’Antimo hanno impugnato in varie sedi il provvedimento. Alcuni giudici avevano avallato le scelte adottate dall’Ente, altri invece avevano invece optato per una decisione diversa, altri ancora attendevano il pronunciamento della Cassazione. Alla fine, a fare chiarezza, sono stati i giudici della Corte di Cassazione. Il Comune, salvo sorprese, dovrà dunque restituire i capannoni oggetto dei ricorsi ma resta comunque proprietario delle infrastrutture e delle strade dell’area Pip. E’ un brutto colpo per il municipio e gli imprenditori coinvolti, ma ancora una volta molti ci sarebbe da dire su tanti aspetti, sulle procedure adottate da alcuni uffici comunali e dalle modalità di difesa.
