Marano, al posto del basolato storico rappezzi di asfalto. Accade anche vicino San Castrese, ma i “parareligiosi” vicini a Morra sono diventati muti. Beni confiscati come discariche

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Asfalto al posto del basolato e dei sampietrini storici nei pressi della Amanzio e della parrocchia San Castrese. Muti i parareligiosi della zona che hanno sostenuto e votato Morra. Muti! Non si capisce il motivo per cui, pur essendo ancora presente il basolato, si riparino buche e quant’altro senza reimpiegarlo. I pezzi di basolato restano invece sui margini delle strade, nell’attesa che qualcuno li rubi. Una mano di asfalto e poi tutto viene dimenticato. A proposito, anche la storica fontanella della parrocchia non funziona da mesi e mesi, ma i parareligiosi, che prima inviavano ai giornali foto e video e che oggi sostengono Morra, hanno perso l’uso di qualche arto e non possono più fotografare e inviare ai giornali. Come mai?

I beni confiscati, su un altro versante, sono in condizioni pietose e l’esempio più evidente è la palazzina di via San Tommaso (nella foto), da tempo diventata ricettacolo di rifiuti. Ad oggi poco si sa, inoltre, sul fronte del prosieguo dei lavori iniziati nell’ex palazzina della Sime costruzioni, destinata – secondo gli ex commissari alla guida della città – a diventare una scuola. Nulla trapela, nulla si sa dagli uffici comunali. Sui beni abusivi, come quello di via Sant’Agostino (palazzo Polverino), idem: come per il Galeota tutto si è fermato dopo i pronunciamenti della giustizia amministrativa. Stesso dicasi per gli abusi nell’area Pip. Gli abusi restano abusi e il Comune – al netto delle vicende giudiziarie – avrebbe il dovere di portare avanti il proprio iter: acquisizione, o abbattimento o eventuale (se consentita) sanatoria. Altre strade non ve ne sono.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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