Secondo una proiezione delle Nazioni Unite oggi 15 novembre il numero di esseri umani presenti sulla Terra toccherà per la prima volta quota 8 miliardi, un miliardo in più rispetto a dodici anni fa. Un numero troppo grande per essere compreso e rapportato alla realtà, ma non così impossibile da credere se si pensa che “nel tempo che impieghi a leggere queste due righe, la popolazione mondiale è cresciuta di circa 20 persone”, per citare l’esempio utilizzato dall’Australian Broadcasting Corporation, la principale emittente radiotelevisiva australiana.
Certo, quella dell’ONU è sicuramente una data simbolica, seppur frutto di sue precise proiezioni – è impossibile stabilire il momento esatto in cui diventeremo 8 miliardi. Ma è, al di là di tutto, l’emblema dei progressi che la medicina e la scienza hanno fatto negli ultimi anni. La maggior parte delle persone vive meglio e più a lungo e la velocità con cui i bambini vengono al mondo ci pare sia aumentata vorticosamente. Su quest’ultimo punto però le cose stanno diversamente. Il tasso di fertilità negli ultimi anni è piuttosto basso: se non ce ne accorgiamo subito è perché le conseguenze diventano più visibili dopo alcuni anni. È il caso dell’India, ad esempio, paese abitato da un’alta percentuale di “giovani”: le previsioni dicono che, nonostante questo, la popolazione raggiungerà il picco di 1,6 miliardi nel 2049 e scenderà a 1,1 miliardi entro il 2100. La maggior parte della crescita della popolazione si concentrerà invece soprattutto in alcune zone dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia – come Repubblica Democratica del Congo, Egitto, Etiopia, India, Nigeria, Pakistan, Filippine e Tanzania – dove l’accesso ai contraccettivi è ancora fortemente limitato, così come il rispetto dei diritti delle donne.
Molte di loro sono costrette ad accettare matrimoni precoci, o a lasciare la scuola per dedicarsi alla famiglia. L’accesso all’aborto è praticamente impensabile, anche in caso di stupro o malformazione del feto. È qui, dove in generale mancano istruzione e diritti che il tasso di fertilità rimane molto più alto della media. Un calo demografico sta investendo invece la Cina, paese che ha notoriamente combattuto per anni, con leggi specifiche, la sovrappopolazione. Le stime dicono che i residenti potrebbero arrivare a circa 730 milioni (dimezzandosi) entro il 2100. Un dato allarmante, soprattutto se si pensa che in molti paesi, ad esempio, il sistema pensionistico sta in piedi grazie alle persone che si trovano in età lavorativa. In un paese dominato da “anziani” possono esserci per questo molte più difficoltà finanziarie.
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