Ora è il momento di parlare poco e lavorare molto, il senso racchiuso nel tweet che posta subito dopo aver lasciato il Colle. “Orgoglio e responsabilità” sono le sue parole. Un messaggio che ripeterà oggi ai ministri nel primo Cdm, dopo il passaggio della campanella con Mario Draghi. Perché quelle sfide da “fare tremare i polsi“, elencate più e più volte durante la campagna elettorale, ora sono lì.
La Meloni ringrazia via social tutti i leader stranieri che le hanno fatto gli auguri per l’incarico, compresi Viktor Orban e il polacco Mateusz Morawiecki. Al presidente Volodymyr Zelensky ribadisce che l’Italia sarà “sempre” dalla parte dell’Ucraina, e al presidente degli Usa, Joe Biden, cui assicura di non vedere l’ora di rafforzare “amicizia e partnership transatlantica, fondata su valori comuni”. Europeismo, atlantismo, e sostegno a Kiev contro la guerra di Putin, d’altronde, per la leader di FdI non sono mai stati in discussione. Concetti che ribadirà al presidente francese Emmanuel Macron, che dovrebbe incontrare lunedì a Roma per un primo, probabilmente breve, faccia a faccia che serve a riallacciare i rapporti dopo l’incidente delle parole della ministra francese Laurence Boone (“vigileremo sul rispetto dei valori e dello stato di diritto”, aveva detto la ministra francese, ne era seguito, in pratica, un incidente diplomatico).
Dopo il giuramento – che, sottolinea, cade nel giorno in cui si festeggia San Giovanni Paolo II – la neo-premier si concede qualche ora di riposo in famiglia, dopo aver partecipato al funerale di Francesco Valdiserri, il 18enne investito e ucciso sul marciapiede a Roma figlio di due giornalisti del Corsera, di cui una, la bravissima Paola Di Caro, segue la Meloni per lavoro.
Ma ora sa che dovrà buttarsi a capofitto sui dossier internazionali, a partire dalla trattativa sul gas, tanto che già martedì si potrebbe vedere – di nuovo, al tavolo dei ministri Ue in materia – Roberto Cingolani, nella veste di consulente del nuovo ministro all’Ambiente e alla Sicurezza energetica Gilberto Pichetto, il quale invece dovrebbe rimanere a Roma per il voto di fiducia.
Ma anche sulle emergenze economiche interne. L’agenda dei primi giorni sarà serrata: il primo Consiglio dei ministri, che si terrà oggi, formalizzerà le cariche di vicepremier per Matteo Salvini e Antonio Tajani, e nominerà Alfredo Mantovano sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ma l’obiettivo sarebbe quello di chiudere anche sui sottosegretari in settimana, subito dopo avere incassato la fiducia alle Camere. Nella partita potrebbe di certo rientrare il suo braccio destro, Giovanbattista Fazzolari, che in molti danno come sottosegretario, sempre a Palazzo Chigi. Ma ci saranno da accontentare anche e soprattutto gli alleati che già scalpitano.
E da sedare le polemiche che già sono partite attorno al controllo della Guardia costiera. “Avremo tempo per parlare anche” dei porti, rivendicati dalla Lega, si defila Nello Musumeci, titolare del ribattezzato ministero del Sud e delle politiche del mare. Tecnicamente, le deleghe di un ministro con portafoglio non dovrebbero poter passare a un ministro senza portafoglio, ma qui la querelle è squisitamente politica.
Essenziale, comunque, è che l’intera macchina sia subito operativa perché l’idea è quella di procedere il prima possibile con un nuovo decreto contro i rincari dell’energia, utilizzando quel ‘tesoretto’ da 10 miliardi lasciato in eredità da Draghi per prorogare fino a fine anno le misure in scadenza a novembre. Prima di dedicarsi alla definizione, complicata, della prima manovra economica targata Meloni. Ma dopo tutto, prima ancora, cioè, della Politica, va detto del ‘colore’. Ieri è stato il ‘suo’ giorno. Quello dei look, delle mise, dei familiari, etc. Ormai, anche questo ‘è’ politica, quindi, se ne parla anche qui né si potrebbe fare diversamente.
23 OTTOBRE – A Palazzo Chigi ci sarà il passaggio delle consegne con Mario Draghi, il cosiddetto ‘passaggio della Campanella’ e si terrà la prima riunione del Consiglio dei ministri.
25 OTTOBRE. Il Governo si presenta in Parlamento per la fiducia. Si comincia al mattino alla Camera (per tradizione istituzionale, a ogni governo le due Camere si ‘alternano’, in quanto a chi vota, per prima, la fiducia). Qui la premier Giorgia Meloni farà le sue dichiarazioni programmatiche. Al termine del discorso si sposterà al Senato per consegnare il testo dell’intervento tenuto a Montecitorio. Non è ancora chiaro se la fiducia in entrambi i rami del Parlamento arriverà nella stessa giornata o si articolerà in due giorni, con il voto al Senato che, dunque, potrebbe slittare, fino al 26 ottobre.
26 OTTOBRE. La Commissione Speciale costituita per l’esame dei provvedimenti, prima che vengano istituite le Commissioni permanenti, come avviene ad ogni inizio di nuova legislatura, comincerà a lavorare sul decreto legge Aiuti Ter il cui approdo in Aula è previsto il 7 novembre.
DAL 27 OTTOBRE. Delineati con il primo voto di fiducia in entrambe le Camere i perimetri della maggioranza parlamentare, si costituiscono le Commissioni permanenti. Nella settimana che parte il 7 novembre i presidenti di Camera e Senato potrebbero già convocarle perché eleggano i loro rispettivi presidenti.
ENTRO IL 31 DICEMBRE. Come primo passo ,sul fronte dei conti pubblici, il governo dovrebbe chiedere al Parlamento l’autorizzazione a utilizzare i 10 miliardi di ‘tesoretto’ sul 2022 per prorogare fino a fine anno quella parte di aiuti sulle bollette in scadenza a novembre, con il varo successivo di un decreto ad hoc che potrebbe diventare emendamento al decreto Aiuti ter.
Poi ci saranno da integrare la Nadef (Documento di programmazione e bilancio, varato a giugno) e il Dpb (la vera e propria manovra economica, ex ‘Legge Finanziaria’, con il quadro programmatico perché il governo Draghi ha indicato, finora, solo ‘il tendenziale’, non potendo fare altro. A quel punto dovrà essere presentata la legge di Bilancio, che dovrà essere approvata definitivamente dal Parlamento entro il 31 dicembre, perna il ricorso all’esercizio provvisorio di Bilancio. Un atto da evitare, come si sa, per ogni governo e a ogni costo.
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