Ore 11:12 – Provenzano, Meloni pensi a dare risposte a cittadini
«La legislatura è partita nel peggiore dei modi possibili con scelte che hanno diviso e indebolito il Paese e anche la maggioranza». Lo ha detto il vice segretario del Pd Giuseppe Provenzano intervistato da SkyTg24. E sulle accuse della leader di FdI a Enrico Letta, Provenzano spiega: «Giorgia Meloni pensi a formare un governo e a dare risposte ai cittadini se ne è capace».
«Il 16 ottobre 1943 è per Roma e per l’Italia una giornata tragica, buia e insanabile», scrive la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni in una nota. Prosegue la leader di Fratelli d’Italia: «Quella mattina, pochi minuti dopo le 5.00, la vile e disumana deportazione di ebrei romani per mano della furia nazifascista: donne, uomini e bambini furono strappati dalla vita, casa per casa. Più di mille persone furono deportate e di loro solo quindici uomini e una donna fecero ritorno. Nessuno dei bambini. Un orrore che deve essere da monito perché certe tragedie non accadano più. Una memoria che sappiano essere di tutti gli italiani, una memoria che serve a costruire gli anticorpi contro l’indifferenza e l’odio. Una memoria per continuare a combattere, in ogni sua forma, l’antisemitismo».
Ore 08:52 – Rampelli (FdI), per ricucire ci vorrà qualche giorno
«Credo che per ricucire sul piano personale ci vorrà qualche giorno. Su quello politico il problema non esiste», «Lorenzo Fontana è stato votato da tutta la coalizione. Lo strappo è già stato ricucito». Così Fabio Rampelli, in un’intervista al Corriere della Sera di oggi sull’alleanza tra Meloni e Berlusconi, aggiungendo l’auspicio «che ciascuno mantenga saldo il principio di responsabilità». «Fratelli d’Italia, come credo tutto il centrodestra, ha vinto le elezioni e vuole un governo di qualità con personalità autorevoli per gli italiani. Spero – afferma – che nessuno voglia fare sgambetti».
Andrete insieme al Colle per le consultazioni? «Mi auguro di sì — risponde — e faremo il governo in tempi rapidi». Gli viene poi chiesto se La Russa e Fontana sono la scelta giusta. «Erano giuste le scelte dei presidenti Boldrini, Bertinotti, Violante e Nilde Iotti. Ognuna di queste personalità ha rappresentato una parte — osserva Rampelli —, ma una volta elette hanno lodevolmente rappresentato le istituzioni con imparzialità».
Ore 08:23 – E ora cosa può succedere?
• Perché Berlusconi ha perso il controllo? In generale, perché non accetta il tramonto, l’essere passato da soggetto a oggetto di decisioni in una coalizione fondata da lui. In particolare, perché Meloni non gli dà il ministero della Giustizia. Che l’anziano leader, secondo alcuni osservatori, vorrebbe usare come maxi-barricata contro i processi in cui è ancora imputato, per riformare la legge Severino ed evitare una nuova decadenza in caso di condanna. Di certo, Berlusconi non ha digerito il veto fermissimo che Meloni ha opposto a Licia Ronzulli, l’ex infermiera divenuta negli anni l’ombra influentissima del leader.
• Perché Meloni non vuole Ronzulli? Perché ritiene che non risponda ai requisiti di «competenza» e «alto profilo» su cui vuole costruire il governo. E perché una Ronzulli in continua ascesa, che arrivasse a controllare in modo sempre più stretto i parlamentari di Forza Italia, rappresenterebbe un’ipoteca intollerabile sulla stabilità dell’esecutivo. Fino a minacciare la leadership meloniana sul centrodestra.
• Cosa intende Meloni per «non ricattabile»? Su queste parole si è scatenata l’esegesi. Può voler dire «solo» che la leader di Fratelli d’Italia non intende cedere ad alcuna pressione, che se gli indispensabili voti di Forza Italia vengono condizionati a suoi cedimenti preferisce, piuttosto, rivotare subito. Oppure, quel’enfasi posta sull’io («io non sono ricattabile»), potrebbe alludere alla presunta ricattabilità di Berlusconi, un altro aspetto che da sempre aleggia sulle mosse politiche dell’ex premier.
• Cosa vuole davvero Meloni? Detto che, in effetti, un post-berlusconismo guidato da Tajani è l’opzione che predilige, la prossima premier intende chiarire fin d’ora che governerà a modo suo, e in nessun altro modo: «Io vado avanti sulla mia strada, non mi faccio piegare, non mi faccio imporre nulla. So quello che devo fare e come farlo, nei prossimi terribili mesi che ci aspettano, e sarà decisivo iniziare bene se vogliamo durare. Ma posso farlo solo con una squadra coesa, di gente capace, su cui posso contare e di cui posso fidarmi. Altrimenti inutile anche solo cominciare», è il pensiero della prossima premier che emerge nella ricostruzione di Paola Di Caro.
• Quale sarà la sua prossima mossa? Escludere dal governo chi non ha votato La Russa, quindi tutti i senatori e il grosso dei dirigenti forzisti. Non Tajani, che è deputato e sarà ministro degli Esteri. Non Elisabetta Casellati, che La Russa l’ha votato e dunque sarà ministra, ma non della Giustizia, dove Meloni vuole Carlo Nordio. Se lo scontro si esasperasse, la leader fratellista non vedrebbe certo male una spaccatura definitiva, con i forzisti di governo a confluire in un nuovo gruppo centrista.
• Ma la rottura è davvero probabile? Francesco Verderami la esclude: per La Russa al Senato, scrive, «Meloni aveva una soluzione alternativa al blocco di centrodestra e l’ha usata. Per il governo, invece, né la leader di Fratelli d’Italia né i suoi alleati dispongono di un piano B». La sua fermezza, la sua indisponibilità ai «ricatti», a costo di «andare tutti a casa», farà cedere gli altri. C’è Gianni Letta che media «contando in queste ore sul sostegno della famiglia di Berlusconi». Dunque, «una soluzione si troverà».
• E il totoministri? Si aggiorna così: Tajani agli Esteri, Giorgetti all’Economia, Urso alla Difesa, Piantedosi all’Interno, Nordio alla Giustizia, Crosetto allo Sviluppo economico, Rampelli alla Transizione ecologica, Rauti alla Famiglia. E Salvini? Pacificato alle Infrastrutture, «con i denari del Recovery da spendere». Il capo della Lega, in effetti, sta passando all’incasso dei ministeri e per ora lascia a Berlusconi lo scomodo ruolo di ariete anti-Meloni.























