Sanità e caro energia, il governo stanzia 1,4 miliardi: alla Campania 140 milioni

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CRO OSPEDALE MONALDI(NEWFOTOSUD)
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 Nel decreto Aiuti Ter approvato in Consiglio dei ministri il 16 settembre scorso, (atteso ora in Gazzetta ufficiale), il governo ha messo nel piatto 1,4 miliardi di euro che saranno ripartiti per quota alle Regioni, probabilmente con gli stessi criteri e parametri utilizzati per il riparto del Fondo sanitario nazionale anche se nulla è stato ancora stabilito con certezza. Alla Campania dovrebbero essere comunque assegnati circa 140 milioni. 

Nel 2021 i costi energetici (riscaldamento, energia elettrica, gas, carburanti e lubrificanti) per il servizio sanitario della Campania sono risultati pari a circa 110 mln di euro. Sulla base delle evidenze dei costi sostenuti nei primi sei mesi del 2022 per le medesime voci di spesa, la stima annuale per quest’anno si attesta a circa 175 milioni di euro, con un incremento di oltre il 60% rispetto all’anno precedente. Ovviamente, molto dipenderà dalla dinamica del mercato energetico che si annuncia instabile anche nel prossimo autunno. Per questi motivi, la Conferenza delle Regioni aveva chiesto già ad agosto al governo di intervenire a sostegno del caro energia con almeno un miliardo di euro aggiuntivi, rispetto al Fondo sanitario nazionale. Fondi poi inseriti nell’assestamento di Bilancio quest’estate. Con due provvedimenti emergenziali gli ulteriori 400 milioni erano poi stati individuati ma non assegnati alle Regioni dirottati anche sui ripiani per le maggiori spese sostenute per il Covid. A conti fatti gli 1,4 miliardi in arrivo copriranno solo una parte degli esborsi sostenuti per le bollette e la pandemia e a far quadrare i conti di Asl e ospedali non basteranno neanche gli ulteriori 200 milioni già stanziati con il decreto legge 50 del 2022. Il nodo vero sarà il 2023: «Si tratta di capire – dicono fonti della Regione Campania – se il costo dell’energia tra un anno rientrerà oppure se dovremo avviarci a una lunga crisi su cui nessuno sa ancora come intervenire».

Gli impianti sanitari di Asl e ospedali sono per definizione energivori non solo per il riscaldamento e il raffreddamento degli ambienti. Sale operatorie, rianimazioni, corsie, macchinari e unità diagnostiche devono funzionare a ciclo continuo e richiedono una grande quantità di energia che deve essere mantenuta costante 7 giorni su 7. A Napoli il solo Cardarelli prevede una spesa maggiorata di 7 milioni di euro, al raddoppio dei costi anche le stime della Asl Napoli 1, incrementi record sono previsti anche per i due Policlinici. La Vanvitelli ha speso, nel 2021, 1.046 milioni per l’energia elettrica e 1,117 per il gas. Al pediatrico Santobono la tabella di sintesi prevede su base annua, un incremento dei costi per il riscaldamento da 171mila euro del 2021 a 420mila nel 2022 e quasi 760mila euro in più per l’elettricità (da 1,040 milioni a 1,8). La bolletta energetica si traduce insomma in svariati milioni di euro in più almeno 75, da contabilizzare entro fine anno nei bilanci delle aziende sanitarie.

Il contributo straordinario del governo comprende anche i ristori per i centri accreditati ma Case di cura e ambulatori sono remunerati a tariffa predeterminata, in base alla prestazione erogata. È probabile dunque che le Regioni stileranno un ulteriore provvedimento valido per un solo anno in cui sia previsto un “addendum” al rimborso di ciascuna prestazione previsto appunto per la copertura delle maggiori spese di bollette. Un meccanismo che diventerebbe più complesso per le Rsa. Queste ultime sono pagate in Campania con una tariffa unica risalente al 2019 fissata per intensità di assistenza (ad esempio pazienti autosufficienti, non autosufficienti, ecc.) applicata per ogni giornata di degenza. L’importo viene corrisposto per il 50% dalla Regione e, per l’altro 50%, dal Comune di residenza del paziente o in compartecipazione dal paziente stesso, se non esente per livello di reddito su Isee. Le rette di degenza non sono soggette a spending review e vengono stabilite in piena autonomia dalla Regione che in teoria potrebbe intervenire di suo per adeguarle ma sempre incidendo sulla spesa pubblica. La decisione deve dunque avere comunque una regia centrale. Almeno una parte dei maggiori costi potrebbero ricadere su utenti e amministrazioni locali ovvero sui gestori delle Case albergo per anziani e disabili. Una prospettiva non sostenibile nel lungo periodo. Senza contare che in Campania ci sono altre 300 Rsa completamente private.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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