Marano (Seconda parte). Gli atti amministrativi della giunta Morra finiti nella sentenza sull’incandidabilità

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Non solo parentele e frequentazioni: 18 amministratori con controindicazioni antimafia

Il quadro che emerge dagli atti non si esaurisce nelle parentele scomode, nelle frequentazioni o nei rapporti personali di alcuni amministratori con soggetti ritenuti vicini alla criminalità organizzata. Un elemento di particolare rilievo è rappresentato dal dato, richiamato nella ricostruzione ispettiva, secondo cui 18 amministratori comunali presentavano controindicazioni antimafia, vale a dire più della metà dei componenti dell’amministrazione.

Si tratta di un dato che, letto insieme agli altri elementi acquisiti, contribuisce a delineare un contesto amministrativo nel quale i rapporti familiari e personali non costituiscono un fatto isolato, ma si inseriscono in una presenza diffusa di soggetti gravati da elementi di attenzione sotto il profilo della prevenzione antimafia.

È tuttavia necessario sottolineare che neppure questo dato, considerato isolatamente, esaurisce il quadro posto a fondamento dello scioglimento. La valutazione degli organi ispettivi e del Tribunale si sviluppa infatti attraverso una visione d’insieme, nella quale alle posizioni personali degli amministratori si affianca l’esame concreto di come il Comune abbia esercitato i propri poteri, gestito le risorse pubbliche, effettuato i controlli e assunto decisioni nei settori maggiormente esposti al rischio di infiltrazione.

È proprio sul terreno degli atti amministrativi che il quadro assume quindi una dimensione ulteriore. Le relazioni richiamano una pluralità di affidamenti, autorizzazioni, proroghe, procedure urbanistiche, gestione dei beni confiscati, riscossione dei tributi e attività di controllo del territorio nelle quali sarebbero emerse omissioni, carenze e anomalie. Non si tratta, pertanto, soltanto di stabilire chi conoscesse chi, ma di verificare che cosa l’amministrazione abbia concretamente fatto o omesso di fare davanti a situazioni che avrebbero richiesto particolare attenzione.

Gli affidamenti e il caso “Top Gun”

Uno dei passaggi ritenuti maggiormente significativi riguarda l’affidamento, ai sensi dell’articolo 50, comma 1, lettera b), del decreto legislativo n. 36 del 2023, alla 10 & Lode Management S.r.l.s., per due spettacoli inseriti nel calendario degli eventi estivi e finanziati con un contributo della Città Metropolitana di Napoli, per 36.319,95 euro.

Secondo la relazione, a destare attenzione non sarebbe stato soltanto l’affidamento diretto, ma il contesto personale dell’amministratore unico Mauro De Concis, indicato come marito di Maria Orlando, figlia della cugina di Lorenzo Nuvoletta e sorella di Angelo Orlando, detto “Top Gun”, indicato come soggetto attivo del clan Orlando.

La relazione riferisce inoltre di più controlli di polizia nei confronti di De Concis mentre si trovava in compagnia di Orlando, destinatario nel 2017 di un’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito di un procedimento riguardante componenti e soggetti collegati al clan Nuvoletta.

Il punto, tuttavia, è ancora una volta la lettura complessiva: la parentela e le frequentazioni non vengono considerate, isolatamente, sufficienti a dimostrare un condizionamento. Diventano un elemento del quadro quando si accompagnano a una serie di affidamenti, autorizzazioni, omissioni e carenze dei controlli riscontrate in altri settori dell’amministrazione.

La violazione delle norme antimafia

Un ulteriore profilo riguarda l’articolo 100 del decreto legislativo n. 159 del 2011, che impone agli enti locali sciolti per infiltrazioni mafiose, nei cinque anni successivi al decreto di scioglimento, di acquisire l’informazione antimafia prima della stipula di contratti o del rilascio di concessioni ed erogazioni, indipendentemente dal valore economico.

Secondo la relazione, proprio questo sistema di prevenzione sarebbe stato in più occasioni disatteso, evidenziando una debolezza dei controlli preventivi dell’ente.

Il Giudice di Pace e le criticità negli uffici

Particolarmente significativo è il capitolo relativo agli Uffici del Giudice di Pace di Marano. La gestione associata dell’ufficio aveva già determinato una grave situazione finanziaria, con circa un milione di euro anticipato dal Comune di Marano a fronte delle morosità degli altri comuni convenzionati.

Ma ancora più rilevante, sotto il profilo del funzionamento dell’apparato pubblico, è quanto emerso sulle presunte irregolarità interne agli uffici. La relazione richiama la vicenda di una familiare di Attilio Benvenuto (indagato in un filone processuale assieme a un altro dipendente operante, per anni, presso l’ex Giudice di Pace), usciere presso gli Uffici del Giudice di Pace e legato da rapporti di parentela a un esponente indicato come di rilievo dei clan Nuvoletta e Polverino.

La persona in questione viene indicata negli atti per presunte condotte illecite connesse alla gestione dell’ufficio, tra cui la ricezione di denaro in cambio del conferimento di incarichi o della disponibilità di documentazione non ostensibile. La relazione fa riferimento anche a una sua familiare, che lavorava presso la struuttura giudiziaria chiusa nei mesi scorsi, richiamando inoltre frequentazioni con soggetti gravati da precedenti di polizia.

Il rilievo della vicenda, nella ricostruzione ispettiva, risiede soprattutto nel fatto che presunti comportamenti illeciti, rapporti familiari e frequentazioni controindicate si sarebbero intrecciati all’interno di un ufficio pubblico, incidendo sulla regolarità delle sue procedure e mostrando, secondo gli accertamenti, l’insufficienza dei controlli.

Il caso Marciano e il patrocinio legale

Un altro episodio riguarda l’affidamento del patrocinio legale del Comune. Per il biennio 2023-2025 sarebbe stato rinnovato l’affidamento diretto allo stesso professionista già destinatario di precedenti incarichi, in violazione, secondo la relazione, del principio di rotazione.

Si tratta dell’avvocato Raffaele Marciano, la cui posizione viene ulteriormente richiamata nella relazione per i rapporti familiari e professionali. Il professionista è infatti indicato come coniuge di un’ex dipendente comunale, a sua volta coinvolta in un procedimento per abuso d’ufficio e turbata libertà degli incanti relativo a una procedura di gara nel settore dei rifiuti.

La relazione richiama inoltre l’attività professionale di Marciano (nota di redazione, voluto a Marano dalla commissione prefettizia antecedente a Morra e poi confermato da Morra) in favore di soggetti legati, secondo gli atti, ad ambienti della criminalità organizzata. Anche in questo caso, il rilievo non viene attribuito al singolo rapporto professionale in sé, ma al suo inserimento nel più ampio quadro delle scelte dell’amministrazione e delle carenze nei controlli.

Sicurezza urbana e controllo del territorio

La relazione segnala inoltre l’assenza di adeguate iniziative di sicurezza urbana nonostante i richiami della Prefettura. Particolarmente significativo il sistema di videosorveglianza: proprio nelle zone interessate dall’installazione delle telecamere si sarebbe registrata una recrudescenza dei reati predatori, mentre il sistema risultava inattivo.

Alla mancata efficienza della videosorveglianza si aggiunge la mancata rimozione di murales, altarini ed edicole votive indicati dagli organi ispettivi come rappresentazioni celebrative di soggetti appartenenti ad ambienti criminali.

Tributi e beni confiscati

Gli accertamenti sulla riscossione dei tributi avrebbero evidenziato diffuse omissioni nei confronti di attività commerciali, comprese imprese riconducibili a soggetti controindicati, mentre la documentazione degli uffici sarebbe risultata spesso incompleta.

Altrettanto significativo il capitolo dei beni confiscati alla criminalità organizzata, molti dei quali sarebbero rimasti inutilizzati, degradati o abbandonati nonostante la loro destinazione a finalità sociali. Tra gli esempi figura l’immobile confiscato ad Armando Del Core, che avrebbe dovuto essere destinato ad attività di aggregazione giovanile e che risultava invece abbandonato.

Urbanistica: Garden House e scuola San Rocco

Anche il settore urbanistico-edilizio presenta diverse criticità. Quanto alla Garden House, la relazione richiama interventi edilizi e cambi di destinazione d’uso ritenuti non conformi, nonché i rapporti tra la famiglia Simeoli, la famiglia Ferrara e l’allora consigliere regionale Pasquale Di Fenza. La struttura, originariamente alberghiera, sarebbe stata utilizzata per attività scolastiche senza la necessaria variante urbanistica.

La vicenda viene richiamata come ulteriore esempio della necessità di verificare non soltanto la regolarità formale degli atti, ma anche il contesto nel quale le decisioni urbanistiche venivano assunte e gli interessi economici coinvolti.

Analoghe criticità vengono segnalate per l’immobile che ospita la scuola San Rocco, rispetto al quale la relazione prefettizia evidenzia molteplici anomalie sotto il profilo urbanistico-edilizio. Anche questa vicenda viene quindi inserita nel più ampio quadro delle carenze dei controlli comunali sul patrimonio edilizio e sulle destinazioni d’uso.

Rifiuti e affidamenti: il caso Inchem

Nel settore dell’igiene urbana viene contestata la prosecuzione del servizio di raccolta dei rifiuti e viene richiamata la posizione della Inchem S.r.l., alla quale, con determinazione dirigenziale n. 589 del 25 marzo 2025, fu affidato il conferimento delle terre di spazzamento.

Secondo la relazione, la società era coinvolta in un procedimento penale relativo alla gestione del servizio di igiene urbana e l’affidamento avrebbe costituito, di fatto, una proroga del precedente rapporto, senza una nuova gara o una verifica di mercato. Anche in questo caso, le contestazioni investigative restano da distinguere dagli accertamenti giudiziari definitivi.

Un sistema che il Tribunale legge nel suo insieme

È questo il punto centrale della decisione del Tribunale di Napoli Nord. Il quadro non viene costruito sulla base delle sole parentele, delle frequentazioni o della presenza di 18 amministratori con controindicazioni antimafia, ma sulla loro combinazione con il concreto funzionamento dell’amministrazione.

Gli atti amministrativi diventano quindi decisivi: affidamenti diretti, proroghe, autorizzazioni, mancati controlli antimafia, gestione dei servizi, procedure urbanistiche, riscossione dei tributi, beni confiscati e sicurezza urbana costituiscono tasselli di una stessa ricostruzione.

Secondo il Tribunale, ciò che assume rilievo è soprattutto la ripetizione delle anomalie e la mancata adozione di adeguate misure correttive, nonostante i segnali evidenziati dalla Prefettura e dagli organi di controllo.

La responsabilità dell’amministrazione, nella prospettiva della sentenza, non deriva quindi dalla semplice conoscenza di soggetti controindicati, né dalla dimostrazione di una partecipazione personale del sindaco alle singole vicende. Viene invece valutato se gli organi politici abbiano esercitato adeguatamente i propri poteri di vigilanza, indirizzo e controllo e se, attraverso azioni od omissioni, abbiano consentito il consolidarsi di un sistema nel quale i presidi di legalità risultavano indeboliti.

È dunque la visione d’insieme a costituire il fulcro della ricostruzione: da un lato, le posizioni personali e familiari e le 18 controindicazioni antimafia; dall’altro, una lunga sequenza di atti amministrativi, omissioni, mancati controlli e anomalie distribuite nei diversi settori strategici del Comune.

È nella combinazione di questi elementi, e non nel singolo episodio, che il Tribunale individua il quadro di permeabilità dell’azione amministrativa agli interessi della criminalità organizzata posto alla base dello scioglimento del Comune e delle successive conseguenze nei confronti degli amministratori.

Questi sono gli atti, i fatti, al momento, e questo riportiamo fedelmente. Il resto è interpretazione. Veniva contestato, dalla solita nota, che non si producevano gli atti, ora si producono e per i soliti, sciolti e sciolte, nemmeno va bene. Sono atti giudiziari e si pubblicano, se siano corretti o non corretti è una questione che non cambia per ora l’esito della partita. Se ci saranno cambiamenti, in altre sedi processuali, se ne prenderà atto e lo si scriverà; per ora bisognerebbe prendere atto dell’esistente, criticare in maniera sobria laddove ve ne siano gli estremi, ma comunque rispettare le istituzioni preposte.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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