La legge che prevede lo scioglimento degli enti locali rappresenta un presidio fondamentale contro l’illegalità e gli abusi che possono insinuarsi nella gestione amministrativa. Come ogni strumento normativo, essa è suscettibile di perfezionamento e rimodulazione nel tempo, ma la sua abolizione sarebbe un errore grave. Oggi, leggere chi definisce lo scioglimento “il male dei mali” rivela una profonda incomprensione del ruolo dello Stato, delle sue istituzioni e del rispetto dovuto alle regole democratiche.
Lo scioglimento di un comune non è mai un atto arbitrario, ma il frutto di indagini approfondite condotte dalle forze dell’ordine, alle quali va riconosciuto il merito di restituire significato concreto al principio di legalità. Tale processo, spesso strumentalizzato o frainteso, risponde a logiche di accertamento dei fatti e non a discrezionalità politiche. Un esempio lampante di questa dinamica si riscontra quando, in un decreto di scioglimento, viene citata una specifica realtà familiare, per poi vedere uno dei suoi membri incaricato di gestire la futura amministrazione: questo “corto circuito” evidenzia come il problema non risieda nelle istituzioni, ma in chi dovrebbe amministrare.
L’ipotesi di una congiura dello Stato contro determinate città è infondata; piuttosto, bisogna interrogarsi sul perché le inchieste amministrative rivelino ferite così profonde nella vita locale. Chi addossa la responsabilità degli scioglimenti alla discrezionalità delle autorità preposte o dimostra malafede o ignora la storia politica e amministrativa degli ultimi trent’anni. La prova più evidente di questa inconsistenza sta nel fatto che gli stessi esponenti politici che appoggiarono le disastrose scelte dell’era bertiniana, finita poi nelle aule di giustizia, oggi gridano allo scandalo per lo scioglimento delle assise comunali.
Tale atteggiamento manca del minimo decoro umano e culturale necessario per chiedere scusa alla collettività maranese per i danni provocati da scelte politiche sciatte e poco lungimiranti, condivise con la stessa classe dirigente che oggi si erge a difensore della legalità solo quando ne subisce le conseguenze
Michele Izzo.
Izzo: «Marano rifletta sugli scioglimenti, il problema non sono le istituzioni ma chi amministra»
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