Russia, proteste in piazza e fuga per sottrarsi alla chiamata dello Zar

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“Credo nel vostro sostegno». Non è una professione di fede, ma una richiesta di aiuto. L’analisi del discorso di Vladimir Putin dovrebbe cominciare dalla fine. Dall’utilizzo di una locuzione mai usata in epoca recente, l’unico precedente risale all’appello per il voto nel 2008, dietro alla quale si nasconde una parziale ammissione. L’uomo della forza per eccellenza , che negli ultimi vent’anni ha convinto il suo popolo di essere l’unica scelta per ridare ordine e potenza a una nazione in crisi di fiducia, questa volta non ce la fa da solo. Non ha più la situazione sotto controllo.

Era la sua guerra, questa. La sua Operazione militare speciale, un giro di parole per dire che non stava succedendo niente. E adesso facendo appello al supporto, e quindi alla benevolenza della sua gente, ammette in modo quasi esplicito di avere cominciato qualcosa che non riesce a finire. Le prime risposte sono arrivate subito, e non sono certo incoraggianti per lui. L’aumento del traffico alla frontiera con la Finlandia, l’unico confine di terra che consente ancora il passaggio ai cittadini russi forniti di visto per i Paesi europei, è un piccolo segnale. Anche se la tendenza era in atto già dalla scorsa settimana quando, con una mossa che lasciava presagire quanto stava per accadere, il Cremlino aveva aumentato le limitazioni per il permesso di espatrio.

Come sempre, esiste il rischio di dare grande importanza a indizi parziali, per renderli compatibili ai desideri occidentali. Se davvero c’è un esodo in atto, riguarda soltanto una piccola fascia di popolazione, quella più metropolitana e acculturata. Sono «gli insetti» che Putin ha già dato per persi da tempo. Quelli che hanno le risorse per acquistare biglietti aerei con prezzi all’improvviso schizzati alle stelle. Ieri sera per uno degli ultimi voli disponibili da Mosca a Dubai, la tratta più facile e battuta, bisognava pagare l’equivalente di 12.500 euro. A inizio giornata il costo era di appena mille euro. La verità è che questa mobilitazione parziale, altro giro di parole per negare una chiamata alle armi pressoché generale, dato che le esenzioni previste riguardano finora soltanto età, salute e fedina penale, può contare su un serbatoio immenso. Secondo l’ultimo censimento, effettuato nel 2016, il 74 per cento dei russi non ha un passaporto per l’estero. È la Russia più profonda, che da sempre rappresenta l’architrave del consenso putiniano. Ora si ritrova a essere sua prigioniera, carne da macello senza alcuna speranza.

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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