Sono state rese note le motivazioni che hanno spinto il Tribunale del Riesame a non revocare la misura degli arresti domiciliari all’ex sindaco Mauro Bertini. I difensori di Bertini avevano rappresentato che l’avvenuto scioglimento del Consiglio comunale di Marano, decretato lo scorso luglio per infiltrazioni camorristiche, “inficiano la sussistenza e l’operatività dell’associazione camorristica contestata nell’imputazione cautelare e privano di attualità le esigenze cautelari…circostanze che confermano ulteriormente la debolezza del quadro indiziario a suo carico”.
I giudici del Riesame, però, osservano e bocciano la richiesta di revoca perché lo “scioglimento del Consiglio comunale non può considerarsi di per sé idoneo a superare la presunzione di pericolosità sociale. Vi è, in atti, anzi la prova dell’irrilevanza di tale elemento rispetto alla capacità a delinquere di Bertini”.
E ancora: “Del resto lo scioglimento del consiglio comunale – indubbia espressione di interessi e collusioni camorristiche – determina la caducazione della componente politica dell’ente e non quella amministrativa, con la rilevante conseguenza dei condizionamenti esterni – di cui il Bertini ha dimostrato di esserne capace in quanto profondamente inserito in quel contesto politico territoriale – possano trovare sponda per consentire infiltrazioni camorristiche all’interno dell’ente”.
Infine i giudici del Riesame aggiungono: “La stringente attualità delle esigenze cautelari emerge anche dal contenuto delle intercettazioni degli anni 2018 e 2019 dimostrative di una perdurante condotta agevolatrice dell’appellante, il quale nonostante l’età e la cessazione del ruolo di sindaco continua a gestire settori nevralgici dell’amministrazione comunale nell’interesse del clan Polverino”.
© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
























