Sono stati nominati per portare aria nuova al Comune. Nominati per sostituire una giunta, quella Visconti, sciolta per mafia. Nominati per portare trasparenza e una parola di conforto, idee, programmi per una città devastata dalla camorra, da 35 anni di mala politica e di cattivo funzionamento di certi uffici comunali.
Ma da 60 giorni, i commissari straordinari (nella foto) sono ancora rinchiusi nella loro Torre d’avorio. Nei loro inspiegabili silenzi. Finora si sono segnalati per aver mandato a casa un avvocato, il professor Manfrellotti, che è l’unica persona che ha collaborato con la commissione d’accesso che ha stilato la relazione dello scioglimento. Ma l’hanno letta la relazione, quella integrale intendiamo? Si sono segnalati, inoltre, per aver bandito una procedura per l’individuazione di un legale ma con requisiti definiti da più parti capestro. Per poter partecipare, infatti, occorre essere iscritti da almeno 15 anni all’ordine professionale e aver lavorato per almeno 10 con le pubbliche amministrazione. Un bando che, secondo tanti, fa a cazzotti con ciò che dice il codice degli appalti, i pronunciamenti dell’Anac e la giurisprudenza più recente.
Si sono segnalati, poi, per aver cacciato una ex segretaria generale (giustamente) e per aver preso, al momento, quella che era in carica a Scafati, il comune dove il prefetto Basilicata e il funzionario Antonetti, due membri della triade, non hanno certo brillato. Non conoscono il territorio, non sanno dove si trovino le discariche a cielo aperto, gli allacci idrici abusi, gli impianti idrici disastro, i beni confiscati mai utilizzati, dove sia il Pip, non sanno nulla di nulla, se non qualcosa sul bilancio e poco altro.
Due settimane fa abbiamo protocollato ufficialmente una richiesta di incontro con lor signori, ma loro non si sono degnati nemmeno di una risposta. Non hanno avuto nemmeno la sensibilità istituzionale di utilizzare una frase di circostanza, ad esempio un “la contatteremo più in là” o “ci spiace, ma al momento non ce la sentiamo di rilasciare dichiarazioni”.
Marano, comune sciolto per quattro volte nella propria storia, necessitava di ben altro, non di una triade “muta”, chiusa, sospettosa di tutto e tutti, alle prese con procedure già finite nel mirino di tanti addetti ai lavori. La mafia la si combatte con gli esempi, le parole, la voglia di interagire con le forze sane del territorio. Ma chi li ha mandati da queste parti? Ma il ministero degli Interni, dopo averci “regalato” anni fa Reppucci (poi mandato via), non aveva di meglio?
© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews



























