
Quando i tre segretari locali dei sindacati si trovano di fronte Mario Draghi sono passate poche ore dall’annuncio dell’avvio della procedura di licenziamento per i 340 lavoratori dello stabilimento Whirlpool di Napoli. La protesta, montata durante un’assemblea concitata dentro la fabbrica, è a poche centinaia di metri dal carcere di Santa Maria Capua Vetere che il premier ha appena finito di visitare. Gli operai sono arrivati in macchina con le bandiere e con la rabbia. Vogliono risposte. E Draghi le dà. Senza garantire un risultato perché – dice secondo quanto riferito dai partecipanti all’incontro – “non è nel mio stile”. Ma è una sfumatura di fronte al giudizio perentorio che dà subito dopo: il comportamento di Whirlpool è inaccettabile, uno sgarbo nei confronti del Governo e dei lavoratori. Già in serata, rientrato a Roma, contatterà il board americano per convincerlo a ritirare i licenziamenti. In alternativa si farà garante di una reindustrializzazione di alto livello e in ogni caso non lascerà i lavoratori da soli.
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