“Caso Fedez”, le bugie hanno le gambe corte. Ecco l’audio integrale fra il rapper e la Rai

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Fedez ha toppato. Il suo sentirsi sopra tutto e tutti, la voglia di strafare, il suo ego hanno preso il sopravvento su ogni cosa. Pure sulla libertà di espressione tanto reclamata e per la quale è scoppiato il bubbone. La registrazione audio (manomessa) tra lui e alcuni organizzatori del concertone del primo maggio gli sta tornando indietro come un boomerang. Il motivo? Il rapper, in primis, ha reso pubblica una conversazione privata. In secondo luogo, ha forzato la mano tagliando e cucendo le parole dei suoi interlocutori per suggerire un senso diverso al discorso. Perché lo ha fatto? Chi lo ha consigliato malamente? Non lo sappiamo, quello che è certo è che ora tutto l’audio della conversazione lo sbugiarda e lo mette in imbarazzo.

L’audio manomesso

Un passo indietro. Dopo la sua esibizione dal palco rosso – con tanto di discorso pro ddl Zan con poche parole rivolte ai lavoratori (peccato!) – il rapper ha condiviso 2 minuti e 19 secondi di filmato per dimostrare di essere stato censurato dall’azienda. La Rai ha subito smentito specificando che il video era stato tagliato in più parti e che non gli è mai stato messo il bavaglio. Il rapper è scattato sulla difensiva dicendosi pronto ad offrire ai vertici Rai tutta la telefonata registrata. Così è partita la guerra fra titani, dove non importa tanto il mezzo quanto il fine: vincere. Si scopre che entrambi hanno registrato la famigerata telefonata (quando si dice fidarsi l’uno dell’altro…), che entrambi sono convinti di aver ragione e che entrambi sostengono di aver ricevuto uno sgarbo. E che forse entrambi si vogliono incontrare in tribunale.

Fedez è la nuova sardina

Ecco. Da sabato primo maggio alle 22.30 ad oggi è successo di tutto. Comunicati stampa, storie social di moglie e marito ultramilionari che si dicono indignati ma felici del sostegno internazionale (sì, pure la Bbc si è divertita a scrivere dei nostri teatrini), vip o presunti tali che non aspettavano altro che questa occasione per brillare – per un attimo – di luce riflessa. Politici che si dicono felici “dell’atto di coraggio di Fedez”, del suo “non piegarsi al sistema”, delle necessità di togliere le chiavi della Rai alla politica. Politici che se si stracciano le vesti per un modus operandi che hanno inventato loro, politici che ora vedono nel rapper – che abusa di autotune quanto dei social – la loro nuova sardina. Politici che hanno completamente perso la testa e non sanno dove ritrovarla. Politici che si sono ridotti a ringraziare Federico Lucia perché credono che il ddl Zan subirà un’accelerata proprio dopo il suo intervento. Ma fanno davvero?

Ecco il testo integrale della telefonata

Detto ciò, torniamo alla telefonata. In un modo o nell’altro pure la Rai o gli organizzatori del concertone dei kompagni (non sappiamo di preciso) fanno uscire l’audio integrale. 11 minuti e 49 secondi di telefonata. Ve la alleghiamo qui perché crediamo che sia importante per tutti sapere cosa sia successo, cosa si sono detti, cosa hanno spiegato in modo educato la Rai, organizzatori e il conduttore Lillo, come Fedez sia stato scortese/montato/pieno di sé nell’urlare risposte sconnesse e pilotate per dare una sua impronta alla storia. Dalle parolacce a quel “eh sì, certo” passando da quell’indignato “sistema”. Il doppiogioco di Fedez si vede fin da subito. Ha tagliato e cucito le risposte in modo da passare dalla parte della ragione per essere idolatrato da chi si accontenta della sua versione dei fatti.

Ma il suo taglia e cuci ha avuto vita breve. Avrebbe dovuto immaginarlo il nostro rapper, il primo a partire in attacco e a stravolgere le regole del “gioco”. Dopo la ramanzina sul suo – giustissimo – diritto ad esprimersi, gli fanno notare che esiste un editore. “Qualcuno mi spieghi perché il testo non va bene”, chiede. E qui arriva il bello perché tutto gli viene chiarito ma nel suo estratto pubblicato su Twitter questo passaggio è stato volontariamente omesso. “(Questo è) servizio pubblico – spiega Massimo Cinque, uno degli autori del programma – e tu puoi dire tutto quello che vuoi ma dovresti avere anche le persone che citi nel tuo discorso le quali potrebbero difendersi”. Fedez sbraita aggrappandosi al fatto che negli scorsi anni non ricorda il contraddittorio presente sul palco. “Non si alteri, non c’è bisogno”, gli dice Cinque. “Certo che mi altero, lei sa cosa mi sta chiedendo di fare?”, urla Federico. “Le sto chiedendo di adeguarsi a un sistema che probabilmente lei non lo riconosce corretto”, continua l’autore del programma. Ma il rapper di Rozzano schiaccia il piede sull’acceleratore e procede alla velocità della luce. “Non posso esprimere un’idea su un disegno di legge…”, continua. “No, non ho detto questo. Noi siamo entrati nel merito perché lei ha citato… Mi scusi, lei ha tutte le sue ragioni, ma permetta anche agli altri di esprimersi”, replica Massimo Cinque.

Così Fedez inizia a fare domande viziate dal “mi spieghi la parte incriminata che non vi sta bene” al “avete verificato che le citazioni sono vere o false”, domande che nel suo audio si sentono bene. Peccato che le risposte vengano tagliate in modo sapiente. “Tutte le citazioni che lei fa con nomi e cognomi non possono essere citate perché non c’è la controparte“, ripete l’autore. Nel montaggio del rapper manca tutto questo scambio di battute dove Cinque spiega che “quelle citazioni possono essere dette in contesti che non sono quelli che lei sta riferendo”. Qui il marito della Ferragni ci attacca tutte le frasi contro la Lega (frasi tenute strette nella clip per fare un certo effetto splatter), ma non mette il “non sto dicendo questo” e mostra il bombardamento di sue domande quasi a voler mostrare un interlocutore in difficoltà. “Io le sto dicendo – continua Cinque – che questo non è il contesto corretto per esprimere queste…”. Sotto si sente che qualcuno suggerisce “l’editore”. In effetti, ma forse Fedez è abituato a fare quello che gli pare e non sa quale sia il ruolo dell’editore. “Io le sto dicendo che prendere un microfono e usare una telecamera, un contesto diverso da quello che può essere una tribuna politica, non è corretto”. E Fedez? “Non è una tribuna politica, io sto esprimendo un mio pensiero nel merito della politica e non posso esprimerlo lei mi sta dicendo. Perché non posso?”

La telefonata è parecchio lunga, l’autore continua a spiegargli quali sono i problemi a cui vanno incontro, “noi vogliamo evitare Fede che la cosa diventi questa, che il tema diventi questo (propoganda politica, ndr)”. “Voi nel servizio pubblico avete il potere di censurare chiunque, ma io per fortuna posso…”, ma qui poco si sente. Cosa potrà fare il comunista col Rolex? Forse contare sui milioni di follower che influenza a suo uso e consumo? “Nono, non è una censura”, gli ribadiscono.

“Fedez, mi scusi, sono Ilaria Capitani – interviene la vicedirettrice di RaiTre -. La Rai non ha proprio censura da fare. Se posso finire di parlare ne sarei grata. La Rai fa un acquisto di diritti e ripresa, quindi la Rai non è responsabile né della sua presenza né di quello che dirà, ci mancherebbe altro”. “Quindi in questo momento lei non ha voce in capitolo – dice il rapper-. Vorrei capire con chi parlare, chi è che mi sta muovendo questa richiesta”. Massimo Bonelli, organizzatore: “Io rispondo a Rai e ai sindacati, perché la Rai mi dà un incarico”.

A questo punto sbobiniamo l’intero scambio perché è proprio qui che verte tutto il taglia e cuci fatto al millimetro. Fedez: “Il vicedirettore della Rai ha appena detto il contrario, che tu non rispondi alla Rai”. Massimo Bonelli: “No, Federico non è così. La Rai acquista i diritti e vuole un prodotto editoriale che abbia delle caratteristiche” . Fedez: “La vicedirettrice della Rai in questo momento ha detto ‘tu puoi salire sul palco e dire quello che vuoi'”. Ilaria Capitani: “No no, non ho detto questo… Io trovo che…” Fedez: “Ah quindi io non posso salire sul palco e dire quello che voglio”. Ilaria Capitani: “No va beh, ci tengo a sottolinearle che la Rai non ha assolutamente una censura. Dopo di che io ritengo inopportuno il contesto, ma questa è una cosa sua”. Fedez: “Perfetto, quindi io potrei benissimo fare quello che voglio, visto che non c’è un contesto di censura. Posso salire e fare le cose che per voi sono inopportune ma per me sono opportune? Questa è la domanda”. Capitani: “Assolutamente”. Massimo Bonelli: “Sì, Fede è che ci creiamo…” Fedez: “Si o no? Si o no? È una domanda semplice: sì o no”. Continua a mettere in difficoltà gli organizzatori perché non capisce il concetto di linea editoriale. È evidente.

Ora subentra il “non avete il coraggio”, il “non sapete rispondere”, Bonelli spiega che è un problema di “linguaggio complessivo”. Fedez: “Questo palco rappresenta la riapertura e il futuro. Nel vostro futuro i diritti civili sono contemplati?” Massimo Bonelli: “Assolutamente sì, Federico”. Fedez: “E allora perché non posso parlare di questa cosa?” Massimo Bonelli: “Perché il contesto in cui lo stiamo facendo, con questi termini non è editorialmente opportuno”. Allora riprendono a spiegargli della necessità di avere una controparte in grado di ribattere, altrimenti “non è editorialmente opportuno all’interno del contesto del primo maggio”.

Fedez torna ad urlare e gli dicono pure che lui ha ragione a voler dire quelle cose. Infatti il problema non è la censura, ma il contesto e la scelta editoriale. Ricomincia la solita solfa del sono un artista e bla bla bla e ovviamente gli fanno notare che lo hanno chiamato “per cantare in realtà” non per fare comizi. “Ho fatto leggere il testo a mei amici giornalisti, Peter Gomez, Marco Travaglio, al direttore di Repubblica, nessuno ha notato cose in questo testo che vertano in qualcosa di sgradevole. Riporto fatti che non sono contestabili”. Dall’altra parte della cornetta capiscono che hanno una bella gatta da pelare e ammettono che stanno cercando di capire e Fedez gli dice che è in imbarazzo per loro.

Beh, arrivati alla fine della sboniatura ci viene da dire poco. Lo scambio di battute parla da solo. Che Fedez dica che questi giornalisti – noti per una certa propensione politica – gli abbiano dato l’ok fa ridere. Che Fedez non capisca il significato di editore pure. Che Fedez manometta un audio di 11 minuti e 49 secondi per uscirne bene è davvero singolare. Proprio lui che si erge a paladino della verità, giustizia, etc ci casca con entrambi i piedi? Che figura barbina, Fedez.

Fonte: ilgiornale.it

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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