La seconda sezione del Tribunale amministrativo regionale ha respinto il ricorso (in realtà erano più di uno, ma sono stati riuniti) presentato dai titolari dell’immobile di via Caracciolo, al civico 10, all’interno del quale è ubicata la scuola parificata Garden House.
I proponenti del ricorso, Luigi e Domenico Simeoli, si erano opposti ai provvedimenti firmati dall’ex dirigente comunale Pasquale Di Pace che, nell’anno 2019, aveva revocato le concessioni edilizie in sanatoria rilasciate in precedenza dal Comune di Marano.
L’immobile, sequestrato un paio di anni fa per ordine della Procura di Napoli, è pertanto abusivo. I giudici hanno rilevato la correttezza del procedimento amministrativo espletato dall’ex dirigente comunale, che 15 anni dopo l’emissione dei condoni – sulla scorta di una indagine della Direzione distrettuale antimafia e una serie di successive verifiche documentali – aveva ravvisato anomalie in relazione all’effettiva consistenza del fabbricato sanato dall’Ente. Secondo i periti nominati dal Tar, c’è sproporzione evidente tra i dati a corredo della richiesta di condono e quanto realmente realizzato in via Caracciolo.
Per Di Pace, che ha firmato gli atti di revoca, erano venuti meno i presupposti urbanistici propedeutici al rilascio della sanatoria. Il Tar si è pronunciato anche sulla questione dell’idoneità statica dell’edificio ribadendo che, essendo venuti meno i presupposti urbanistici, sono da ritenersi carta straccia anche le certificazioni relative alla sicurezza dello stesso. La scuola, insomma, prima chiusa e poi riaperta da Visconti (sulla base di una perizia di parte) non è da considerarsi agibile.
Le attività scolastiche all’interno dell’immobile, non gestite dai Simeoli, proseguono al momento regolarmente (al netto delle vicissitudini Covid) sotto la supervisione dell’autorità giudiziaria. Il Comune era difeso dall’avvocato Raffaele Manfrellotti.


























