Processo Pip, l’interrogatorio di Di Guida (parte seconda). L’estorsione a Villaricca, i rapporti con Liccardo, Bertini, “Bastone” e Ciaulone”

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L’interrogatorio di Antonio Di Guida, imputato nel processo Pip assieme ad Oliviero Giannella, Raffaele e Aniello Cesaro, Salvatore Polverino e Antonio Visconti, è stato lungo e articolato. L’ex assessore provinciale di Forza Italia ha riferito non solo in merito alle presunte estorsioni subite (abbiamo già pubblicato un articolo in tal senso) su alcuni cantieri, ma anche sui rapporti con esponenti politici di Marano, funzionari comunali e costruttori. In relazione all’operazione immobiliare compiuta nel comune di Villaricca, Di Guida ha evidenziato alcuni aspetti:

“Tra il 2007 e il 2008 si presentò l’ingegnere Giannella al cantiere e mi disse che avevamo passato il guaio. Purtroppo, mi disse, si è presentato un certo Ciccio Pertuso (Sabatino Cerullo, ndr) del clan Polverino a Marano. Io chiesi cosa c’entrassero i Polverino a Villaricca? E spiegai che avevamo già pagato l’estorsione al clan di Villaricca. I Polverino volevano 200 mila euro dal cantiere di Villaricca perché noi eravamo di Marano, perché noi vivevamo a Marano, respiravamo a Marano. Io non l’ho subita personalmente l’estorsione – racconta ancora Di Guida –  altrimenti l’avrei denunciata. Mi hanno convinto a pagare ma io non volevo pagare; per me non era dovuta”. Un’estorsione non pagata con il denaro ma con un appartamento intestato a Biagio Cante (clan Polverino, ndr). Di Guida, incalzato dal giudice Chiaromonte, prosegue: “Ci sono le intercettazioni. Nelle intercettazioni io dico che non ne voglio sapere niente. Era un problema non creato e non gestito da me, ma da Pasquale mio cugino e Giannella. A Giannella dissi di definire solo i conti con i Polverino, poi per il resto avremmo visto come fare con l’appartamento. Io volevo denunciare, non volevo sapere niente di questa gente. Io da moltissimi anni sono andato via da Marano, da tempo abito a Licola – ha osservato Di Guida – A Marano non ho costruito più dall’anno 2000.

Io a Marano ho costruito 40 appartamenti in tutti. Nel 1991 ho realizzato 16 appartamenti, parco Severino, in onore di mio nonno. Prima di costruire chiesi ed ottenni un mutuo da un miliardo dal Banco di Napoli di Frattamaggiore, dove mio padre e mio zio dovettero mettere l’ipoteca sul terreno e garantirmi con fideiussioni personali. Poi, nel 1993, c’è la vicenda Ser, e nel 1999 ho costruito il parco Neola. Il Parco Neola è nato sul terreno di zia Teresa Neola. Anche in quell’occasione subii un’estorsione di cui riferii al pm. In quell’occasione mi sentii male e dovetti correre in ospedale. Di quell’estorsione se ne occupò mio cugino Pasquale per non aggravare il mio stato di salute”.

Il giudice Chiaromonte ha poi sollecitato Di Guida a riferire sui suoi rapporti con Angelo Simeoli (Bastone, ndr): “Sapevo che era un costruttore di Marano, lo conoscevo di vista, perché realizzavano tutto loro (i Simeoli, ndr) a Marano, anche se Angelo ha costruito meno. Sempre riguardo alla vicenda del Parco Neola, feci una permuta con mio cugino, il dottor Michele Carandente, il quale al momento dell’assegnazione dell’immobile non si riteneva soddisfatto e mi chiese di incontrare un costruttore per chiarire questa diatriba che c’era tra me e lui. Fissammo l’appuntamento e ci incontrammo, con Simeoli, al bar sulla strada di San Rocco di Marano. Io mi recai all’appuntamento e trovai mio cugino Carandente con Simeoli. Ci presentammo, ci sedemmo e parlammo della questione di mio cugino, ma senza alcuno screzio, senza alcuna obbligazione da ambo i lati o coercizione di qualsiasi genere. Mentre uscivamo dal bar, Simeoli mi disse se ero interessato all’acquisto di un appezzamento di terreno. Lui ne voleva prendere solo una parte, non tutta l’area. Io risposi di sì. Ci recammo, in seguito, a Giugliano, mi presentò il proprietario del fondo, ricordo c’erano anche i tecnici. Il periodo è quello tra il 2001 e il 2002.

L’impegno era più o meno di un milione di euro ma quando stavo preparando la documentazione e mi stavo preparando a richiedere un finanziamento per la realizzazione di diversi appartamenti, scoprimmo che su quell’appezzamento di terreno esisteva un vincolo. Il terreno, in pratica, era frutto di una donazione e che aveva donato era ormai deceduto”. D Guida ha spiegato l’iter avviato con la banca, i problemi derivanti dal vincolo e quale procedimento fu adottato per ottenere le concessioni edilizie. “Il terreno lo avemmo a disposizione nel febbraio del 2004 – ha spiegato l’imprenditore maranese – allestimmo il cantiere e poco dopo cominciammo a vendere affidandoci a un’agenzia di Licola. Voglio evidenziare che io e Simeoli comprammo due porzioni di terreno separate, anche se facemmo un unico atto. Le due porzioni erano distinte e separate. Anche le vendite furono distinte: io vendetti per la mia parte, Simeoli per la sua. Ognuno con società autonome. Questa è stata la natura dei miei rapporti con Simeoli Angelo”.

Di Guida è stato chiamato a rispondere anche sui rapporti con Simeoli Antonio (Ciaulone, ndr), altro noto costruttore di Marano. “E’ il cugino di Angelo, era un imprenditore già arrestato nel 1995 ed è per questo che non ho mai avuto a che fare con lui”. Di Guida ha poi aggiunto, in relazione ai lavori di abbattimento da eseguire in un antico palazzo (Di Guida è uno dei proprietari) ubicato nel centro storico di Marano, poi demolito nel 2014-2015: “Ricordo che Bertini, con il suo scudiero, l’architetto Biagio Sgariglia, all’epoca assessore all’Urbanistica, tentarono di apporre un vincolo al palazzo. Il motivo per cui lo fecero è perché parte di quella struttura fu acquistata da Simeoli Antonio (Ciaulone, ndr)”.

Di Guida paventa, dunque, un ostruzionismo operato dall’allora amministrazione (quella Bertini, ndr) nei suoi confronti: “A me non risultava ci fosse alcun vincolo. Nel 2014, infatti, quando morì quel povero ragazzo di Marano (Salvatore Giordano, ndr), ucciso da un fregio mentre passeggiava a Napoli, l’allora sindaco di Marano (Liccardo, ndr) emise un’ordinanza per la messa in sicurezza e quell’atto arrivò anche a me, in quanto ero uno dei proprietari. Arrivò anche ai Severino, Sica e ai Passaro, altri proprietari dell’immobile. Al Comune dissero che era vincolato, ma io non ho mai ricevuto alcuna notifica relativa a qualsivoglia vincolo. Mi recai anche in soprintendenza e scoprimmo che non c’era alcun vincolo, così decidemmo di abbatterlo spendendo circa 70-80 mila euro”.

All’imprenditore è stato chiesto del suo rapporto con l’ex dirigente comunale Luigi De Biase: “Era un funzionario del comune di Marano, pertanto l’ho conosciuto in quel contesto. Io fui consigliere negli anni Novanta. Dal 2008, per lungo tempo, non ho più frequentato il Comune, mi ero dimesso da assessore e me ne andai all’opposizione. Nel 1990 venni eletto con la Democrazia Cristiana. Sono stato consigliere per un anno perché nel 1991 il consiglio comunale di Marano fu sciolto per infiltrazioni camorristiche. Dopo un anno e mezzo di commissariamento ci furono le nuove elezioni e, nel 93, mi candidai con i Popolari. Il ballottaggio premiò Mauro Bertini, che divenne sindaco. Fu eletto, in quell’occasione, anche Iacolare Biagio. Io fui il terzo eletto del partito (Popolari, ndr). Non eravamo in giunta, poi a marzo del 1996 Bertini cadde perché la sua maggioranza non gli approvò il Bilancio. Alle elezioni del 1996. io mi candidai con una lista civica e non venni eletto. Poi ho fatto l’assessore dal 2006 al 2008. Assessore ai grandi eventi con la giunta Perrotta, ma dopo qualche tempo mi dimisi e con il mio gruppo e passammo all’opposizione”.

Si arriva, poi, alla vicenda Pip e alla mozione che venne presentata in aula consiliare per sollecitare e censurare la giunta Liccardo.

“La mozione – ha spiegato Di Guida – venne approvata all’unanimità, perché bisognava fare chiarezza su questo benedetto Pip. A me sembrava una manna dal cielo perché noi come centro destra non governavamo Marano da 20 anni. La città era stata amministrata prima da Bertini, che era di estrema sinistra, e poi da Perrotta che era centro sinistra. Noi, quindi, non c’entravamo un bel niente con tutto ciò che era stato il discorso Pip. Io volevo solo che a Marano si realizzassero le opere perché le opere portano sviluppo; le opere significano occupazione e un politico questo deve volere per il suo territorio. Non deve fare altre cose. Liccardo mi disse che non era riuscito a trovare un tecnico che volesse occuparsene e mi disse se volevo occuparmene io. Proposi Ferriello (ex dipendente comunale) che era Rup anche dei lavori al cimitero. Liccardo, però, faceva il contrario di quello che io gli spiegavo, perché Liccardo mi voleva distruggere politicamente, lui e il suo mentore, tal Guarino. Lui pensava che nel 2015 mi sarei candidato io alla Regione. Dissi semplicemente al sindaco che Ferriello era disponibile, ma poi non fu nominato. Nel 2015, dopo due anni di gestione Liccardo, sul Pip, non era cambiato nulla. Per questo votammo (intende il gruppo politico da lui guidato, ndr) la mozione di censura contro Liccardo, perché Liccardo aveva offeso la città, non aveva fatto un bel nulla. Liccardo voleva soltanto mettersi la fascia, questo, secondo lui, significava amministrare una città di 60 mila abitanti con tutti gli annosi problemi che ha. A Marano abbiamo perso una scuola provinciale dopo una battaglia per 15 anni, un liceo. Abbiamo problemi con le strade e tanto altro. Per il Pip io penso di aver dato un contributo, indicando un tecnico che aveva dato la sua disponibilità”.

Prima di Di Guida, in sede di controesame, aveva riferito anche l’ingegnere Giannella, al quale il giudice Chiaromonte aveva chiesto se conosceva Biagio Iacolare. “Sì, so che era presidente della cooperativa località Cesina – ha riferito il tecnico – la cui società era riconducibile ad Antonio Simeoli”. Il giudice ha poi spostato l’attenzione sulla questione del palazzo da ristrutturare, una cui quota era stata acquistata da Di Guida. “Una parte della quota dell’immobile fu ceduta a Simeoli Antonio – ha ricordato Giannella – per cui Di Guida si trovò ad essere proprietario di una quota dove c’era altre proprietà da acquistare. Di Guida mi disse di voler uscire da quella cosa perché non voleva avere a che fare con quella persona e Iacolare, allora, fece da tramite per procurare un appuntamento e stringere le trattative”. Ancora Giannella, in riferimento agli anni addietro e a un vecchio consiglio comunale (era Bertini), ha riferito del tentativo di avvicinamento di Bertini a Di Guida, con l’ex sindaco che avrebbe barattato un voto in consiglio comunale (a favore della sua amministrazione, ndr) in cambio del rilascio delle autorizzazioni per il palazzo da ristrutturare nel centro storico. Una vicenda raccontata anche da Di Guida.

Giannella ha raccontato, su sollecitazione di Chiaromonte, anche di un altro episodio riferito a Iacolare Biagio: “Seppi che Iacolare fu aggredito in strada, l’episodio mi fu raccontato da un mio ex collaboratore. Mi disse che era stato schiaffeggiato”.

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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