La voce del cittadino. Una lettrice di Marano: “Vi racconto l’odissea di mio marito in due ospedali”

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Gentile direttore, io non voglio criticare il lavoro dei medici, che mai come in questo momento vivono un momento di grande difficoltà. Ma noi non siamo animali e non è giusto essere trattati cosi. Per questo ho deciso di raccontare a lei e ai suoi lettori la mia storia.

Venerdì mio marito si reca in ospedale con una scheggia di metallo nella coscia. Dopo aver eseguito la radiografia, ed esser stato circa 5 ore al pronto soccorso, ci dicono che la scheggia va tolta e di presentarsi con impegnativa medica lunedì, cioè stamattina. Stamattina alle ore 7,30 mio marito con il foglio del pronto soccorso e impegnativa si presenta al Cup del Cardarelli, dove gli viene detto che lì estraggono solo plastica e vetro ma non metalli e di recarsi pertanto al Pellegrini. Mio marito, con serie difficoltà a camminare, è arrivato al Pellegrini dove ha ricominciato l’iter al pronto soccorso. Ironia della sorte si è rotto il macchinario delle radiografie e, tra codici rossi e riparazione, si sono fatte le 13.

Alle 13 30 il chirurgo per l’estrazione ha comunicato che doveva prenotare lì al Cup ormai chiuso o di tornare al Cardarelli. Insomma due mezze giornate in ospedale e mio marito è tornato a casa con ancora questa scheggia nella coscia. Ovvio che il dolore non gli permette di camminare bene e di sforzare la gamba. E’ sotto antibiotici. So che la situazione in questo periodo è difficile ma mi domando: se scoppiasse una grande epidemia da Covid, cosa accadrebbe dalle nostre parti?

Lettera firmata

 

© Copyright redazione, Riproduzione Riservata. Scritto per: TERRANOSTRA | NEWS
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