Due uomini e una donna. Tutti destinati a seguire l’esperienza di Lorenzo Fioramonti, ministro dimissionario dell’Istruzione e in pista per ingrossare le truppe del suo nuovo gruppo, Eco, destinato a debuttare a Montecitorio il prossimo febbraio, ovvero dopo le elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria. I tre scissionisti sono pronti «a mollare il Movimento nelle prossime 24-48 ore», confermavano ieri a Il Messaggero, in cambio dell’anonimato perché oggi la comunicazione sarà data prima ai vertici istituzionali dei grillini.
La notizia arricchisce così uno scenario di crisi molto complicato per Di Maio. All’assemblea congiunta infatti sarà letto un documento scritto e firmato da una decina di senatori (ma le adesioni potrebbero aumentare) in cui sarà messo in mora il capo politico del M5S. Gli si chiederà, con le buone, di scegliere tra il ruolo di capo politico e quello di ministro «perché entrambe le funzioni, soprattutto in questo momento storico, non sono compatibili», dice il senatore M5S Mattia Crucioli, tra gli estensori del documento.
Il secondo punto, invece, chiede che venga modificato lo statuto del gruppo grillino al Senato, soprattutto nella parte che riguarda il ruolo della piattaforma Rousseau. «Dobbiamo essere coinvolti nella formulazione del quesito e nei tempi con il quale viene proposto nel caso di decisioni che interessano noi senatori». In poche parole, con questo punto, i grillini di Palazzo Madama mettono di nuovo in discussione i vertici del Movimento che dettano i tempi delle consultazioni. A partire da Davide Casaleggio che ha le chiavi della piattaforma. Comunque sia, si preannuncia come un doppio attacco concentrico a Di Maio che in queste ore è impegnato a far smentire la possibilità che possa lasciare la guida del Movimento, un’eventualità che rimbalza con insistenza con tempi diversi.


























