Crioconservazione, duemila persone nel mondo pronte a farsi ibernare per sconfiggere la morte

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Essere immortali, eterni, o almeno provarci. Morire e poi rivivere. Come nei film di fantascienza. Darsi una possibilità, seppur remota, senza alcuna certezza scientifica, per il momento. Chi sceglie la via della crioconservazione dopo la sua morte scommette su una speranza. Invece di farsi cremare o seppellire, almeno 2000 persone sono pronte in tutto il mondo a farsi ibernare, sperando in un risveglio futuro quando la scienza e la tecnologia saranno in grado di riportarli in vita e curarli dalla malattia che li ha fatti morire. In tutto il mondo le persone crioconservate sono già 377 cui si aggiungono anche i cervelli, almeno una quarantina.

Tanya, 30 anni: “Ho scommesso su una speranza”

Potrà sembrare macabro ma chi crede di poter rivivere dopo essere stato ibernato, crede che l’importante sia il conservare il proprio cervello, sede della personalità e delle conoscenze. “Ho scommesso su una speranza, ho pagato una speranza, nessuno mi ha illuso o truffato – spiega Tanya Ryabinina, 30 anni, russa, vive a Bologna an con i suoi tre figli piccoli – mia madre era tutto per me, quando si è ammalata di tumore, 4 anni, fa abbiamo provato tutto, ma le cure hanno fallito. Lei non voleva lasciarci, voleva vivere e rimanere con noi”. La scelta di crionconservarla è stata per Tanya un modo per sentire sua mamma ancora viva. Non persa del tutto. “È come se lei non fosse morta capisci? È in stand by, come fosse in coma, in una zona grigia, né nera, né bianca. È finito tutto, solo quando finisce la speranza. Io ho ancora speranza di vedere mia madre viva. Magari tra 10/15 anni anche se il contratto che ho firmato prevede 100 anni”. Il contratto che Tanya ha firmato è stato stipulato con la Kryorus una società russa che si occupa di crioconservazione. Si pagano 36 mila dollari per il corpo intero, 18 mila per il cervello. 12mila se si vuole conservare un animale.

A Mirandola l’unica agenzia funebre in Italia che gestisce queste pratiche

In Italia esiste chi sbriga tutte le pratiche. L’unica agenzia di onoranze funebri che offre questo servizio è quella di Filippo Polistena, originario di Vibo Valentia, trasferitosi a Mirandola, Emilia Romagna. “L’azienda è stata creata da mio padre, io sono succeduto a lui dopo la sua morte. Ho sempre fatto questo lavoro con amore, cercando di rispettare il dolore dei familiari e aiutarli. Per questo un giorno quando un uomo mi ha chiesto se potevo crioconservazione il padre mi sono informato e per me è stata una rivelazione”. Filippo si è appassionato alla filosofia che è dietro alla crioconservazione, l’idea che il corpo venga conservato e non distrutto, in attesa di un risveglio, che lui vede possibile, lo ha convinto a mettersi in contatto con la Kryorus diventando il loro, referente in Italia. Quando c’è una richiesta lui si attiva spiega ai familiari cosa fare e come firmare il contratto.

Ibernazione entro mezz’ora dalla dichiarazione di morte

La crioconservazione prevede un intervento di ibernazione entro la mezz’ora dalla dichiarazione di morte. Almeno la testa deve essere subito portata a meno 20 gradi. Filippo allertato arriva con il suo kit in ospedale. Il cavillo giuridico che permette questo è la possibilità di donare il proprio corpo alla scienza. In seguito la procedura prevede il raffreddamento di tutto il corpo che avvolto da ghiaccio secco verrà inviato in Russia. Finora 4 italiani sono andati lì. La sede della Kryorus è a Mosca. In un piccolo appartamento, qui il direttore scientifico Igor Arthiukov, un omone simpatico e pieno di energie, ci spiega uno dei passaggi chiave della crioconservazione: la perfusione. “Bisogna assolutamente svuotare il corpo dal sangue e immettere un crioprotettore – ci racconta mentre ci mostra la tecnica su un manichino – questo per per evitare la creazione di cristalli di ghiaccio che potrebbero rovinare le cellule” e compromettere la rinascita, in cui lui crede fermamente. I criopazienti, così li chiamano alla Kryorus, non sono corpi senza vita, ma pazienti in attesa di risvegliarsi e vivere di nuovo.

Il desiderio dell’immortalità

“Queste persone – ci dice la direttrice Valeria Udolava Pride – legalmente sono morte, ma io e i miei amici crediamo che in un futuro sarà possibile decongelarle e curarle. Ora la scienza dice che è impossibile, ma ci sono alcuni esperimenti su piccoli animali o su organi oltre che su embrioni che danno speranza, tutto questo sarà possibile, gli scienziati ci riusciranno, devi immaginare il futuro”. Valeria difende a spada tratta la crionica, appartiene al movimento transumanista russo secondo cui in futuro le tecnologie permetteranno all’uomo di superare i propri limiti naturali sia della mente che del corpo che della vita. “La nostra idea di fondo? – mi chiede sgranando gli occhi e sorridendo –  è semplice, noi vogliamo essere immortali!”. Se poi questa nuova vita è in un futuro alla Matrix nessuno lo sa. Fatto sta che per il momento la Kryorus conserva a 196 gradi sotto zero 71 tra corpi e cervelli. I criopazienti sono ospitati nella criobanca che altro non è che un hangar anonimo e un po’ squallido in un bosco di betulle a sergiev posad, 70 km da Mosca. I corpi sono dentro ai cosiddetti dewar, ossia contenitori di acciaio che ne ospitano ognuno una decina. Sono a testa in giù, avvolti in sacchi a pelo termici e immersi nell’azoto liquido. Il cimitero di ghiaccio della criopreservazione è tutto qua. Dei piccoli silos bianchi, senza nomi, né fotografie, ma per i transumanisti quello che conta è ben altro.

Il neurofisiologo: “nessuno è mai tornato alla vita dopo essere morto”

Ma sono sono dei folli e degli illusi? Dal freddo si può tornare? Lo chiediamo a Matteo Cerri, esperto di ibernazione, neurofisiologo che collabora con l’ente spaziale europeo per testare il letargo sugli astronauti. In inglese ibernazione e letargo sono sinonimi. “Nessuno è mai tornato alla vita dopo che è morto e ibernato. Se fosse possibile allora si potrebbe subito rianimare qualcuno appena muore, perché aspettare cento anni? L’aspirazione alla immortalità è umana e comprensibile, io non condanno chi decide di farsi criocosservare, l’importante è non dare false speranze. Al momento è impossibile resuscitare. Anche perché il congelamento provoca dei danni a volte irreparabili sulle cellule. Lo abbiamo visto negli embrioni. Quindi immanginatevi su un corpo umano complesso che danni può provocare”.

Il primo firmatario di un contratto di crioconservazione: “amo troppo la vita”

Tutto questo a Vitto Claut, avvocato di Pordenone, primo firmatario in Italia di un contratto per essere crioconservato, non interessa, lui ha scelto una fondazione americana, l’Alcor in Arizona che insieme e alla Cryonics in Michigan è la concorrente della Kryorus. In tutto negli States sono crioconservate oltre 300 persone. Vitto Claut non trattiene l’entusiasmo quando racconta che lui ha pagato 175mila euro per farsi conservare per 400 anni. “L’ho fatto non perché ho paura della morte, ma perché amo troppo la vita. Se c’è anche una minima possibilità di rivivere io laffferro! che m’importa se fosse tutto un bluff, tanto sarò morto! Io comunque sono sicuro che la scienza mi farà rivivere, mi sveglierò di sicuro in un mondo diverso senza alberi, sottoterra perché farà troppo caldo. Ma ne sarà valsa la pena lo stesso, quando c’è di mezzo la vita, ne vale sempre la pena”.

Fonte Sky

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