Marano, le inchieste su rifiuti, urbanistica e patrimonio. Il flop del trio di punta di Visconti

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Il Napoli di Ottavio Bianchi, vincitore dello scudetto nell’anno del Signore 1987, poteva disporre di un trio d’attacco noto a tutti con l’acronimo di Ma.Gi.Ca., ovvero Maradona, Giordano, Careca. Il sindaco Visconti, vittorioso alle ultime amministrative grazie all’inopinata uscita di scena del Movimento Cinque Stelle, pensava di poter risolvere i problemi di Marano, città tra le più difficili della provincia e con un comune in dissesto finanziario, con il trio delle “meraviglie” Maresciallo, Taglialatela, De Nigris. Così non è stato.

Sono trascorsi ben otto giorni dal blitz dei carabinieri di Castello di Cisterna su ordine della Direzione distrettuale antimafia, che hanno fatto irruzione e acquisito atti in diversi uffici comunali, per fatti e circostanze che attengono al settore urbanistica, patrimonio e al settore igiene urbana. I carabinieri, su delega dei magistrati, hanno anche sequestrato un gazebo commerciale la cui installazione – nonostante le polemiche degli anni scorsi – fu avallata dal dirigente del settore maresciallo.

Al netto di ogni considerazione sulle indagini, il cui iter non è da ritenersi concluso, e pur ritenendo innocenti fino a prova contraria i protagonisti delle vicende oggetto delle verifiche, sul tavolo restano nodi e interrogativi politici e amministrativi di non poco conto.

Appare in tutta la sua evidenza che nel settore igiene urbana, diretto dal maresciallo (con De Nigris assessore al ramo), si stiano palesando (ormai da tempo) criticità e opacità che dovrebbero indurre qualcuno a rassegnare le proprie dimissioni.

E’ ferma la raccolta dell’umido, è fermo lo spazzamento delle arterie. La questione degli operatori stagionali impiegati dalla ditta Tekra, che tanto rumore fece nelle scorse settimane, non fu nemmeno affrontata. Eppure tra i prescelti figuravano i nomi di congiunti prossimi ad alcuni dipendenti comunali e persino un familiare di un pregiudicato. Poi la storia del percolato fuoruscito dai mezzi Tekra, sfuggita ai dipendenti comunali a due passi da un’isola ecologica comunale, e quella delle penali che non sarebbero state applicate negli ultimi tempi.

Una serie di anomalie, insomma, che imporrebbero mea culpa e riflessioni. De De Nigris, al netto di ogni considerazione di carattere giudiziario (non entriamo nel merito delle indagini in corso d’opera), dovrebbero dimettersi per i risultati prodotti, anzi non prodotti.

Per il maresciallo c’è l’aggravante di essersi intestardito sull’installazione del gazebo commerciale in piazza del Plebiscito, di non aver portato avanti i controlli sul condono edilizio (qui le colpe vanno suddivise con l’assessore Taglialatela) e di non premere a sufficienza sulla questione sgomberi dei beni abusivi già acquisiti dal Comune (anche qui le colpe vanno equamente suddivise con la componente politica), annunciata come prioritaria nei mesi scorsi e poi inspiegabilmente finita nel dimenticatoio.

il maresciallo e era stato confermato da Visconti perché il sindaco riteneva che, essendo stato nominato dagli ex commissari (ma la vicenda della nomina a dirigente è anch’essa complessa e non tutti ricordano le modalità), sarebbe stato in qualche in modo una garanzia per tutti o quanto meno immune da particolari attenzioni. Taglialatela, il vicesindaco con delega all’urbanistica, era stato invece cooptato per le sue doti di mediatore e per la sua sagacia tecnica. Ma sul fronte Pip, cimitero, Puc, condono e lottizzazioni edilizie, finora la mano di Taglialatela si è vista pochissimo. Infine la De Nigris, presa forse per il nome o per avere maggiore supporto sul fronte della gestione del contenzioso legale. Anche la De Nigris, però, ha fatto non poco, ma pochissimo, senza contare il mare di polemiche e scontri mai archiviati con la minoranza. Polemiche che non hanno giovato alla squadra di governo.

 

© Copyright Fernando Bocchetti, Riproduzione Riservata. Scritto per: TerranostraNews
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