Marano celebra il professor Palermo: sabato l’evento a Palazzo Battagliese. Il ricordo della compagna Pina Carini

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Caro Direttore, mi rivolgo a Lei in nome della stima reciproca che legava Lei e Carlo Palermo e della Sua costante condivisione con lui di tante battaglie, di cui, in quanto giornalista, è stato ed è testimone e portavoce da molti anni. Nell’occasione dell’imminente cerimonia, nel corso della quale verrà apposta a Palazzo Battagliese una targa in memoria di Carlo Palermo, a riconoscimento del suo lungo e costante impegno per la salvaguardia del patrimonio archeologico artistico e architettonico del territorio di Marano, considero opportuno ripercorrere le tappe salienti di tale sua attività fin dagli inizi. Tali inizi risalgono alla fine degli anni Ottanta quando Carlo Palermo, già presidente della sezione dell’Archeoclub Maraheis, nel corso delle sue appassionate ricerche sui monumenti abbandonati della zona, si imbatté nella chiesetta con annesso eremo rupestre di Pietraspaccata, quasi completamente sepolto e fatiscente. Avendo immediatamente compreso l’importanza del manufatto quale esempio concreto di stratificazione e di distinte destinazioni d’uso attraverso i secoli, si attivò, con un gruppetto di amici e volontari, nello scavo e nel recupero dello stesso.

I lavori di scavo fecero emergere parti fino a quel momento ignorate: importanti testimonianze delle differenti fasi di utilizzo nei vari periodi storici fin dall’epoca preromana e nei secoli successivi quando, in età paleocristiana, il complesso divenne luogo di sosta di pellegrini, luogo di culto ed eremo. I risultati di tale lavoro di scavo e conservazione, insieme agli accurati studi di carattere storico-archeologico che lo avevano impegnato a lungo e con generosa passione, confluirono in una sua documentatissima pubblicazione dal titolo “L’Eremo di Pietraspaccata”, con la prefazione della scrittrice Yvonne Carbonaro, che sarebbe dovuto andare alle stampe a cura del Comune di Marano. La valenza didattica del sito, leggibile anche come specchio e sintesi della storia stessa di Marano, indusse il prof. Palermo e la sottoscritta, entrambi docenti in servizio presso la Scuola Media Darmon, a chiedere l’inserimento di Pietraspaccata nel progetto di Napoli 99: “La Scuola adotta un Monumento”, progetto riservato alle sole scuole napoletane. L’adozione fu eccezionalmente accettata e da quel momento il suddetto sito di Marano rientrò a pieno titolo negli itinerari del Maggio dei Monumenti di Napoli.

In quanto referenti del progetto, proponemmo di conseguenza una serie di iniziative e di eventi culturali il cui fine era sensibilizzare gli alunni, le famiglie, gli abitanti della zona, le istituzioni locali, le Soprintendenze, e infine i visitatori, alla conoscenza e al recupero di un bene da troppo tempo negletto. Furono organizzate sistematicamente visite guidate. Si favorì la formazione di un Comitato Interassociativo delle maggiori associazioni culturali del territorio. Ne seguì l’organizzazione di sagre volte alla riscoperta e valorizzazione dei prodotti tipici locali e il coinvolgimento degli abitanti delle vicine masserie. Venne destato l’interesse di giornalisti, docenti universitari e persone di cultura. Ne scaturirono vari importanti articoli sulle principali testate: “Idea Città”, “L’Attesa”, “Il Mattino”, “Il Roma”, “Il Danaro”. Ricordiamo tra i tanti, su “la Repubblica” l’articolo del Prof. Pasquale Coppola, allora titolare della Cattedra di Geografia e Prorettore dell’Università Orientale.

Nel corso degli anni le peculiarità del monumento adottato e le modalità di valorizzazione dello stesso, furono particolarmente apprezzate da Napoli 99 al punto che la Scuola Darmon fu designata nel Progetto europeo Pegasus in rappresentanza delle scuole italiane. A Canterbury il prof Palermo e la sottoscritta fummo invitati a redigere, nell’ambito di un confronto con partners europei, una pagina web in lingua inglese su Pietraspaccata. Va detto che a tanto riconoscimento e apprezzamento in ambito internazionale, non corrispose ahimè eguale riscontro in ambito locale. Nonostante ciò la passione e l’interesse per i beni del territorio determinarono l’ampliamento del progetto che fu trasformato “Dal Monumento alla Città” ed esteso allo studio di altri monumenti: Torre Caracciolo, Castello Scilla, Castel Belvedere, La Decina.

L’intera Marano divenne gradualmente luogo di indagine suddiviso in zone da approfondire singolarmente. Un ulteriore ampliamento del lavoro portò al nuovo progetto “Adozione del territorio” esteso in rete alle altre scuole di Marano private e pubbliche, primarie e secondarie, ciascuna delle quali prese in carico lo studio di una zona e delle sue emergenze artistiche. Per la promozione culturale del territorio comunale e per una positiva ricaduta sullo stesso, ideammo e curammo nove edizioni di mostre d’arte che richiamarono artisti di fama nazionale e studenti dell’Accademia di Belle Arti, pronti a misurarsi, su un tema assegnato, con gli alunni delle scuole elementari e medie in rete con l’I.C. Darmon.

Il tema era anche oggetto di interessanti dibattiti tra insigni critici e storici dell’arte, sovrintendenti scolastici regionali, rappresentanti del mondo accademico e culturale nonché delle istituzioni, invitati alla conferenza di inaugurazione, sapientemente moderata dal dott. Bonelli. Dopo il pensionamento l’impegno civico di Carlo Palermo è diventato sempre più intenso, dedicando egli tutto il tempo disponibile al monitoraggio e alla verifica della effettiva legalità di quanto si realizzava o, peggio, non si realizzava sul territorio, confrontandosi continuamente con le forze dell’ordine e le autorità competenti. Sempre più frequenti e tormentate sono state le battaglie per evitare la distruzione di strutture storiche e sottrarli all’abusivismo edilizio. Negli ultimi anni il percorso si è sviluppato intorno alla salvaguardia dei palazzi storici Merolla e Battagliese, che ha portato ad esiti positivi. Non altrettanto positivi per la storica masseria Galeota e per palazzo Di Guida nella zona della Starza, entrambi abbattuti.

Tutt’altro corso hanno avuto, invece, le azioni a favore del complesso eremitico di Pietraspaccata continuate costantemente nel tempo. Il viscerale legame con questo sito andava ben oltre l’interesse dello storico e il forte senso civico. Per trent’anni lo ha studiato ininterrottamente nella molteplicità dei suoi aspetti. Era affascinato dalla storia, dalla struttura singolare, dalla preziosità del contesto naturale. Non c’è alunno della Darmon che non leghi il nome del professore Palermo alla chiesetta di Pietraspaccata. Per trent’anni ne ha denunciato il rischio di collassamento strutturale per mancanza di coordinamento tra le Istituzioni, gli Enti preposti ad accertarne la reale proprietà, ma a poco è servito…

E’ stato questo, forse, il suo più grande rammarico. Il conferimento della targa in ricordo di Carlo Palermo è certamente un atto di giusto riconoscimento del suo alto impegno civile. Dalla esperienza di condivisione di venticinque anni di vita con lui e dalla conseguente profonda conoscenza del suo sentire, ritengo che egli avrebbe voluto che del suo operato non restasse solo un ricordo formale, ma che permanesse un segno veramente incisivo, sancito dalla concreta continuità del lavoro da lui iniziato e portato avanti, cosa che sarà certamente possibile avvalendosi del contributo di quanti lo hanno affiancato e ne hanno sostenuto i percorsi. Concordo pertanto pienamente con quanto ha scritto il dott. Gaetano Bonelli nella lettera aperta a Lei indirizzata: che nel nome di Carlo Palermo, gli intellettuali e gli uomini di buona volontà, gli amministratori, compiendo in suo onore il miracolo di essere uniti e motivati, possano finalmente istituire il Museo civico cittadino, partendo dai reperti archeologici che egli recuperò come primo nucleo di un antiquarium, per poi raccontare la città, le sue metamorfosi urbane e documentare, con immagini e ricostruzioni in scala, quanto, per scelte miopi e scellerate, è stato distrutto. Chiudo ringraziandoLa vivamente del suo interessamento all’azione civile di Carlo Palermo sia in vita che dopo la scomparsa.

Pina Carini

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