Tre bagni, una tettoia chiusa su tre lati, due spogliatoi e qualche altra piccola opera edile: tutti rigorosamente senza licenza. Ennesimo caso di abusivismo edilizio scoperto in città. Con una particolarità: questa volta non è un privato né un’azienda commerciale a commettere l’irregolarità bensì la parrocchia del Sacro Cuore, nel rione Arzanello.
Le stanze del catechismo versavano in uno stato pietoso mentre il campetto di calcio, realizzato con i fondi della ex Provincia, non aveva spogliatoi docce e ambienti adeguati per poter ospitare i bambini che partecipavano ad allenamenti, gare e tornei. «Abbiamo pensato anche di realizzare una struttura che distribuisse acqua e altre bevande a prezzi di costo per evitare che i bambini si allontanassero dalla parrocchia con pericolo per la loro incolumità – spiega il parroco –. Abbiamo realizzato dei locali polivalenti che sono stati utilizzati pure per ospitare sei famiglie sfrattate del territorio per un periodo abbastanza lungo senza che nessuno ci abbia mai aiutato. Senza considerare che ogni anno ospitiamo, per il campo estivo, circa 300 ragazzi. Insomma, una serie di attività e un impegno costante che hanno rivitalizzato il territorio».
Perché ha fatto tutto in violazione delle norme? «Sono anni che il Comune viene amministrato da commissari prefettizi la cui unica preoccupazione è sempre stata quella di individuare le infiltrazioni mafiose all’interno dell’ente – continua il sacerdote – lasciando un territorio morire nell’indifferenza generale. Ho fatto delle scelte incaute ma solo per evitare che il malato, cioè la città, morisse. Non c’è stato alcuno tornaconto mio o di altri ma soltanto tanto lavoro e tanti sacrifici per sostituirci a chi doveva occuparsi delle esigenze della gente. Il mio ruolo di parroco è quello di educare il popolo a me affidato alla crescita della fede. Mi sarei potuto accontentare di fare un po’ di catechesi e qualche adorazione: invece ho scelto di pensare alle persone in maniera totale e non solo spirituale».
Il prete è un fiume in piena: «In ogni caso, c’è da chiedersi, e io lo faccio, come mai questa denuncia arriva oggi a diversi anni dalla realizzazione degli abusi? Forse perché sono sceso nell’agone politico in queste ultime elezioni, realizzando una scuola politica e formando persone che oggi sono al governo cittadino? O forse perché facendo il campo estivo o l’oratorio invernale abbiamo dato fastidio al vicinato?».
Don Alessandro conclude il suo lungo sfogo: «Ora resta l’accusa penale alla mia persona; l’immagine mia infangata; la chiusura dell’oratorio e quella del campo estivo, l’impossibilità di fare catechismo e altre attività. Resta il dovere anche di abbattere le opere realizzate abusivamente, resta la sanzione penale da pagare, resta il dubbio che non mi chiami più don Alessandro Overa ma, ricordando Gomorra, don Alessandro Savastano. Ma soprattutto resta che io non andrò via da Arzano (sempre che il cardinale non mi chieda diversamente, considerato che gli debbo obbedienza). Vuol dire che dovrò inventarmi altri modi per stare vicino agli arzanesi in difficoltà. Forse meno incauti ma certamente sarò sempre pronto a pagare di persona a patto che si facci il bene della collettività. E in questi giorni, comunque, se non sarò in parrocchia è solo perché sono in ferie».



























